Dal cibo buono alla comunità

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Foto di noisiamocresco.it

di Pietro Cigna (Csa Cresco)

La nostra Comunità di Supporto all’Agricoltura (Csa), nasce nel 2021, dall’incontro di due persone che venivano da differenti storie.

Una aveva esperienza di cucina, avendo fatto per diversi anni il cuoco nei ristoranti, constatando come fosse complicato, dentro quella filiera, reperire prodotti buoni e coltivati localmente; l’altra aveva fatto diverse esperienze, anche all’estero, ed era particolarmente attratta dalle Csa, che aveva avuto occasione di studiare.

Nasce da questo connubio, e dall’aver avviato una piccola azienda agricola, la Comunità di Supporto all’Agricoltura “Csa Cresco” in Valle Varaita, uno splendido territorio alpino in provincia di Cuneo, al confine con la Francia, che si estende dai 300 ai circa 3.000 metri sul livello del mare e dove abitano, fra paesi e frazioni, circa diecimila persone.

 

Che cos’è una Csa?

Si tratta di un gruppo di persone, tra cui uno o più agricoltori – nel nostro caso due – che decidono di gestire collettivamente e in autonomia la produzione di un terreno agricolo.

I membri della comunità si spartiscono i costi, il lavoro agricolo e la distribuzione dei prodotti: lo scopo è essere il più possibile autosufficienti dal punto di vista alimentare, specialmente per quanto riguarda gli ortaggi.

In pratica, si tratta di superare i ruoli – normalmente ben distinti e separati e senza alcuna interazione – fra il produttore agricolo, che vende il cibo prodotto, e il consumatore, che lo acquista, accedendo invece a una piccola collettività che condivide i rischi, le responsabilità e i benefici di un’agricoltura sana e rispettosa dei cicli naturali.

Le persone che fanno parte della Csa partecipano alla definizione del progetto (cosa si coltiva, come e quanto), alla condivisione dei costi e dei rischi del progetto (pre-acquistando quote del prodotto che verrà raccolto), alla fruizione della produzione realizzata.

Nella “Csa Cresco” le famiglie coinvolte sono 80, oltre ad alcuni gestori di ristoranti locali che usufruiscono dei nostri prodotti con le medesime modalità, partecipando alla vita della Csa.

 

La vita della “Csa Cresco” è scandita, ovviamente, dai tempi naturali dell’agricoltura.

Durante l’inverno programmiamo gli orti (sono cinque in diverse località del territorio) e le colture, elaboriamo le previsioni economiche e organizziamo  l’assemblea annuale delle e degli associati, che partecipano all’asta delle quote dei prodotti.

Le offerte per l’asta sono anonime: dato un valore base alla quota singola di prodotto pre-acquistato, ogni singola persona è libera di offrire un valore maggiore, permette così a persone che non riescono a raggiungere la quota di potervi accedere; in questo modo c’è anche il raggiungimento collettivo del totale dei costi ipotizzati nel bilancio di previsione.

C’è, poi, il tempo della semina delle piantine, che produciamo direttamente al 90%, e il tempo del raccolto – da fine aprile a fine novembre – con consegne settimanali dei prodotti nei punti di raccolta organizzati nel territorio.

 

La nostra esperienza, alla sua sesta stagione, ci consente di poter fare alcune importanti riflessioni.

La prima: i prodotti agricoli possono essere coltivati e fruiti  fuori dalle regole del mercato e del profitto, considerandoli un bene comunitario, al cui ciclo produttivo si partecipa tutte e tutti assieme. Nella nostra esperienza diverse persone partecipano volontariamente anche all’attività agricola in senso stretto, acquisendo conoscenze e consapevolezza.

Seconda riflessione: si può produrre cibo buono e sano rispettando i cicli naturali, la cura della salute del suolo e azzerando gli sprechi, contribuendo così a una transizione ecologica secondo i principi dell’agroecologia.

Terza: si può fare agricoltura di qualità riconoscendo e rispettando il lavoro vivo degli agricoltori e i loro diritti,  con l’obiettivo di garantire, nel più breve tempo possibile, una retribuzione equa e appropriata.

Infine, quarta riflessione: si fa comunità mettendo insieme persone che hanno storie ed esperienze differenti, ma che condividono la vita dello stesso territorio e possono essere co-protagoniste della cura di sé, dell’altra e dell’altro, e dell’ambiente che le circonda.

Costruire comunità intorno al cibo si può fare e consente di rendere i piccoli territori non più il cosiddetto ‛margine’ rispetto alla preponderanza della vita urbana, bensì i luoghi di una possibile alternativa capace di futuro.

Maggiori informazioni sulle Csa sono reperibili nel sito web reteitalianacsa.it alla pagina https://www.reteitalianacsa.it/chi-siamo-rete-italiana-csa/

Foto di noisiamocresco.it

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 57 di Giugno – Luglio 2026: “Giovani e territori in movimento

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