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di Valerio Sputnik (Pancho Villa di Casperia)
«Restare significa raccogliere i cocci, ricomporli, ricostruire con materiali antichi, tornare sui propri passi per ritrovare la strada, vedere quanto è ancora vivo quello che abbiamo creduto morto e quanto sia essenziale quello che è stato scartato dalla modernità». Vito Teti
Abitare la Sabina, è questo lo scopo del coordinamento Scagni.
Scagni in dialetto asprese vuol dire scambi di lavoro mutuale. Era l’organizzazione collettiva dei contadini e delle contadine del passato durante i lavori stagionali. Ed è per mettere al centro del nostro abitare la solidarietà, l’aiuto reciproco e l’autogestione che abbiamo scelto di chiamarci così.
Il coordinamento è nato dalla volontà di gruppi di agricoltori, collettivi, comitati e singoli abitanti, di difendere con maggior forza il territorio dalle nocività ambientali, per affrontare la crisi irreversibile dell’agricoltura e per tornare a inventare la forma di vita in Sabina.
Crediamo che in questi tempi bui di guerra e genocidio, di crisi economica e di collasso etico, sia fondamentale la ricostruzione dei legami sociali comunitari, la rivitalizzazione delle economie locali, la preservazione dei territori e della loro vocazione agricola.
Per questo abbiamo deciso di dare vita a una lunga serie di iniziative e, in ultimo, anche alla “Libera Fiera del territorio”, luogo di incontro tra agricoltori, artigiani e artisti che vivono e agiscono in Sabina.
Accanto alle vertenze territoriali che seguiamo in collaborazione con i comitati — dal rifiuto dei nuovi e vecchi OGM alla discarica di Fonte Nocera, dal raddoppio della captazione del fiume Peschiera al progetto del tempio crematorio di Montasola, dai poli logistici lungo la Salaria al poligono di tiro di Montopoli, fino alla svendita del Consorzio dell’acqua pubblica della Media Sabina e alla prospettata concessione ad Acea del monopolio della gestione idrica nell’intera regione Lazio — pensiamo che vadano ridefiniti e ripensati i rapporti produttivi. Occorre favorire le piccole aziende cooperative e l’agricoltura di piccola scala, in alternativa alle grandi concentrazioni; sostenere la gestione pubblica, in opposizione a privatizzazioni fallimentari che hanno arricchito pochi e lasciato a tutti disagi e bisogni negati; promuovere amministrazioni comunali capaci di mettere al centro gli interessi degli abitanti residenti e l’ambiente in cui essi vivono, invece di favorire pochi privati, amici loro, a discapito di tutti gli altri
Crediamo ci voglia un grande movimento culturale contro la corruzione delle Amministrazioni e contro la mentalità chiusa di chi pensa di risolvere i problemi, oggi all’ordine del giorno, con la turistificazione dei paesi- ormai ridotti a vetrine di prodotti finti e senza più abitanti – e contro le tendenze speculative del cosiddetto made in Italy.
Contro la mercificazione dei paesi ridotti a borghi è necessario un pensiero di ampio respiro che riprenda dai mestieri l’arte di saper risolvere i problemi di chi vive qui. Altrimenti ci resteranno solo gli autoraduni e i b&b, mentre le aree più interne della Sabina si spopolano e perdono gradualmente i servizi pubblici e le propaggini più vicine a Roma si trasformano in quartieri residenziali e in assets logistici.
Ci sono molte terre abbandonate da recuperare per generare opportunità di reddito per le giovani generazioni e per le persone in età lavorativa; c’è una ricchezza archeologica e geologica che può diventare fonte di saperi e di relazioni internazionali; ci sono arti e mestieri a bizzeffe per ricostruire un mondo di bellezza e soddisfazione.
La “Libera Fiera del territorio” – domenica 31 maggio 2026, nella frazione di Santa Maria in Legarano del comune di Casperia, in provincia di Rieti – è stata un primo momento, in Sabina, di condivisione e sperimentazione di una forma di distribuzione dei prodotti locali, completamente autogestita e autofinanziata.
La fiera è stata organizzata, attraverso assemblee e focus specifici, insieme ai Comitati contro le nocività ambientali, agli agricoltori, agli artigiani e agli artisti, seguendo il metodo del consenso. Il luogo non è stato scelto a caso. Fino a trent’anni fa, infatti, era sede di una fiera storica in Sabina.
Riscoprire i luoghi dove si annodavano i legami sociali delle differenti comunità, attività necessaria per chi voglia apprendere l’azione dal territorio in cui vive, non è nostalgia per un mondo passato che non tornerà più, ma cercare di comprendere come gli esseri umani organizzavano i loro bisogni quando la vita, benché difficile, non era a tal punto burocratizzata e normata in tutti i suoi aspetti.
Un fiume ricamato a uncinetto, nato come buon auspicio nella giornata delle lotte contadine, ha accompagnato il corteo fin sotto la sede di chi ha sottratto l’acqua pubblica al territorio. Ogni giorno cresce e si rafforza e presto riconquisterà le strade con la forza e la trasparenza delle sue acque di lana e la molteplicità di quante e quanti lo stanno componendo.

La nuova canzone di lotta della Sabina, provata a gran voce durante il corteo, diventerà un coro che unirà le rivendicazioni di tutti i territori. I giochi popolari antichi e le marionette della commedia dell’arte hanno allietato i bimbi e i meno giovani.
Un ringraziamento particolare lo dedichiamo ai vicini della fiera. Il 31 maggio, infatti, è stato possibile usare gli spazi dell’azienda agricola di Ornella, Vincenzo e Secondina per il pranzo condiviso, per l’assemblea, per il giardino dei bambini e per il parcheggio dei mezzi degli espositori. Maurizio, invece, ci ha aiutato a trinciare un campo prospiciente la fiera: qui abbiamo posizionato i servizi igienici e ricavato qualche posto auto. Maurizio ha anche accompagnato la mamma di 101 anni a visitare i banchi degli espositori.
In ultimo ringraziano anche i pastori che, molti decenni fa, costruirono il fontanile in fondo alla strada. Fontanile dove ci siamo liberamente abbeverati godendo di acqua fresca e finendo la mattinata con gavettoni intergenerazionali.
Insomma, una vera e propria Agorà dove, assieme ai prodotti, si sono trasmessi saperi, si sono strette relazioni, si sono scambiati semi, musica, teatro, canti di lotta e di resistenza. L’ampia partecipazione all’assemblea di associazioni e collettivi, di singoli paesani dalla Sabina e oltre, ci ha confermato che sono molte le persone che non vogliono che i loro territori siano svenduti e inquinati; che il destino delle aree interne impostoci dalle classi dirigenti non è obbligatorio; e che alla crisi irreversibile dell’agricoltura si può rispondere con le pratiche collettive.
Abbiamo anche ragionato sull’opportunità di rendere la “Libera Fiera del territorio” itinerante: una nomade sabina, novella Vacuna, che si aggiri tra i paesi regalando i suoi fiori!
Organizziamo le nostre forze per riprenderci la terra e la vita.
Per inventare mondi e modi di abitare e abolire lo stato di cose presente!
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 57 di Giugno – Luglio 2026: “Giovani e territori in movimento”

