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di Margherita Cioppi (Global Sumud Flotilla)
Attraverso il mare si riescono a mettere in luce le contraddizioni dei nostri giorni.
Il Mediterraneo si trova da decine di anni involontario protagonista di violazioni e crimini, perpetrati con tenacia a dispetto del diritto internazionale e delle convenzioni Safety of Life at Sea (Solas). [Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, accordo internazionale che tutela la sicurezza della navigazione mercantile, con esplicito riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare, NdR]
Lo sappiamo bene, noi che navighiamo a Sud di Lampedusa per non cedere di un solo passo rispetto a quella che, forse, è la legge più universalmente conosciuta in ambito marittimo nonché una delle più antiche della storia dell’umanità.
La “Legge del mare”, che ha preso spazio nella letteratura e nell’arte, è codificata all’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos, United Nations Convention on the Law of the Sea) – firmata a Montego Bay il 10 dicembre 1982 –, quello in cui si definisce il soccorso in mare come un obbligo irrevocabile di Stati, comandanti ed equipaggi. [L’Unclos è il trattato internazionale che definisce i diritti e le responsabilità degli Stati nell’utilizzo dei mari e degli oceani, NdR].
Eppure.
Eppure, sono passati 12 anni dalla strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013; eppure, abbiamo finanziato ‘Frontex’ al posto di ‘Mare Nostrum’, nel 2014; eppure, abbiamo attivato e confermato il Memorandum Italia-Libia, in cui esternalizziamo la frontiera mediterranea a delle squadre di miliziani violenti a cui regaliamo scintillanti motovedette da cui sparare sui naufraghi e sulle navi di soccorso civile.
L’azione umanitaria e politica della Global Sumud Flotilla è emersa immediatamente come rivelatrice delle costanti violazioni da parte di Israele non solo in terra, ma anche in mare.
Se da quasi ottant’anni la Palestina è soggetta a segregazione, apartheid, deportazioni e violenze, dichiarate illecite anche nel 2024 dalla Corte internazionale di giustizia (Cig), le acque palestinesi sono inaccessibili dal 2007, a causa di un altrettanto illecito blocco navale che porta la Marina militare israeliana a costanti azioni di pirateria in acque internazionali.
Come è scritto nell’articolo 110 della convenzione di Montego Bay (Unclos), una nave da guerra ha il diritto di intimare l’alt ad altre unità nel momento in cui si sospetti un traffico di armi, droghe, persone.
Una volta scongiurata questa evenienza attraverso eventuali ispezioni, l’unità militare è obbligata non solo a lasciar proseguire la navigazione dell’unità sospettata, ma dovrà anche indennizzarla di ogni danno o perdita che possa aver subito.
L’abbordaggio piratesco in acque internazionali del 2 ottobre 2025 è stato seguito in diretta da centinaia di migliaia di persone che, come principale reazione, hanno compiuto un’azione tanto semplice quanto spaventosa per una classe dirigente ineducata e inetta: sono scese in tutte le piazze d’Italia in maniera spontanea, incarnando perfettamente quel legame magico che ogni barca crea nei membri dell’equipaggio: se uno ha bisogno, tutti corrono a dare una mano.
Noi avevamo a bordo dei militari pesantemente armati, nei condomini di Roma, Firenze, Napoli e Milano ci si toglieva il pigiama e si calzavano le scarpe per convergere verso una delle più massicce partecipazioni alla vita politica di questo Paese.
Forse è quel legame tra il dire e il fare che ha dato le motivazioni necessarie per prendere di nuovo gli spazi sociali: dopo due anni di genocidio in diretta e di inettitudine di una classe politica elusiva, quelle barchette intercettate a qualche decina di miglia da Gaza hanno compiuto, finalmente, un’azione concreta che ha nutrito la sensazione di essere un po’ meno impotenti, un po’ meno isolati.
Nella modernità tardo-capitalista, sempre più caratterizzata dall’assurdità e dalla distopia, abbiamo forse capito come liberare la fantasia delle proteste, sempre più socialmente legittimate e sempre più contraddistinte dalla “gioia radicale”, contrapposta all’oscurità che avanza.
Che siano cinquanta barche contro uno Stato potente e criminale o milioni di manifestanti con addosso costumi gonfiabili contro i feroci poliziotti in tenuta antisommossa.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

