![]()

di Alessandro Volpi (Università di Pisa)
L’Europa è nelle mani di pochissimi grandi fondi americani.
Sembra un’affermazione semplicistica ed eccessiva ma forse se si esaminano la presenza e le partecipazioni che il più grande di tali fondi, BlackRock, ha nei vari Paesi europei una simile dichiarazione diventa molto più credibile.
La Consob ha reso noto, nelle settimane scorse, che BlackRock ha una partecipazione superiore al 5% in Bper. Si tratta solo di una delle infinite partecipazioni che il grande Fondo di gestione Usa ha in Italia.
Provo a riassumerle per dare il senso del peso decisivo della società guidata da Larry Fink. BlackRock, ha il 5,12% in Unicredit, il 5,005% in Intesa, il 5,022 in Enel, il 5,78 in Prysmian, il 5,16 in Rai Way, il 10% in EI Towers, il 5% in Bpm, il 3,2% in Mps, il 2,6% in Generali, più del 5% in Terna, in Azimut, in Moncler e in Snam, il 9,2% in Fineco, il 3% in A2A, il 3% in Amplifon, il 3,7% in Italgas, il 3% in Hera, il 5% in Atalantia, il 5% in Telecom Italia, più del 3% in Leonardo, il 4,23 in Mediobanca, oltre a una presenza “storica” in Stellantis e Mediaset.
In merito a queste partecipazioni sono necessarie tre considerazioni.
La prima è rappresentata dal fatto che simili quote fanno di BlackRock spesso il primo o il secondo azionista e proprio da questo rilievo deriva il primato di BlackRock come azionista della Borsa di Milano per valore delle partecipazioni possedute. Se poi a BlackRock si aggiungono le partecipazioni di Vanguard e di pochissimi altri Fondi Usa si arriva al 20% della stragrande maggioranza delle società italiane quotate a Milano.
La seconda considerazione si lega al fatto che BlackRock possiede queste partecipazioni attraverso Fondi con cui ha raccolto il risparmio degli italiani e delle italiane.
La terza considerazione è facilmente intuibile: BlackRock è decisiva in tutti i settori strategici italiani, dall’energia, alle banche, alle multiutility alla manifattura. A tal riguardo occorre aggiungere un elemento. La presenza di BlackRock in Italia non si limita certo alle partecipazioni azionarie perché la società americana è il principale gestore del risparmio italiano, con una raccolta intorno ai 170 miliardi di euro attraverso vari strumenti, fra cui stanno crescendo rapidamente gli Exchange Traded Fund (Etf). [Prodotti finanziari – fondi o Società di investimento a capitale variabile (SICAV) – a basse commissioni di gestione negoziati in Borsa, come le normali azioni, creati in larga misura dai grandi Fondi. NdR].
Dunque, un unico Fondo Usa controlla buona parte del risparmio italiano e delle società italiane, risultando, per molti versi, ben più decisivo delle politiche dello Stato.
La vicenda italiana di BlackRock non costituisce certo un unicum nel panorama europeo.
Si possono citare però altre realtà europee dove la presenza del gigante americano è decisamente estesa.
In Germania, BlackRock ha partecipazioni, sia direttamente sia attraverso Fondi posseduti, comprese fra il 3 e il 10% in Commerzabank, Deutsche Bank, Continental, Adidas, Bayer, Lufthansa, Sofran, Daimler, Ag, Basf, Allianz, Siemens, Thyssen Krupp, Muniche Re, Rheinmetall, Hensholdt.
A questo complesso di partecipazioni si aggiunge una lunga lista di azioni possedute, al di sotto della soglia del 3%, in numerosissime altre società tedesche, a partire dal settore del credito e delle assicurazioni.
In Francia, la società guidata da Larry Fink detiene pacchetti azionari, di nuovo fra il 3 e il 9%, in Sanofi, TotalEnergies, Lvhm, Schneider Electric, Société Générale, Orpea. Anche qui, come in Germania e in Italia, BlackRock possiede partecipazioni inferiori alla soglia del 3% in numerosissime società francesi, con una significativa incidenza nel comparto bancario.
In Inghilterra, la società americana gestisce una serie di fondi UCITS domiciliati nell’isola, che contengono importanti partecipazioni di società inglesi, mentre registra una presenza azionaria diretta in Shell, in Netwest group e in Preqin.
Le partecipazioni in Spagna di BlackRock sono concentrate nel sistema bancario, in Bbva, Banco Sabadell, Banco Santander, Caixa Banca, dove il capitale posseduto oscilla fra il 6 e l’8%, e in una serie di altri settori ambiti dove la quota posseduta è superiore al 5%, da Iberdola, a Repsol, Enagas, Redeia, Telefonica, Grifols, Fluidra, Merlin e AM-Deus. Un peso particolare poi il fondo americano assume in Naturgy, di cui controlla il 10%.
A questi dati generali vanno aggiunte tre considerazioni ulteriori.
La prima è rappresentata dal fatto che BlackRock è il principale azionista delle società che gestiscono la Borsa di Londra, quella di Francoforte e quella di Milano.
La seconda, già accennata per il caso italiano, è riconducibile alla massiccia presenza in quasi tutti gli Stati europei di un esteso circuito di vendita degli Etf prodotti da BlackRock volti a intercettare il risparmio diffuso; a tal riguardo è opportuno sottolineare che quello degli Exchange Traded Fund è un settore in forte crescita, con un mercato complessivo in Europa di oltre 2.800 miliardi di dollari, destinati, appunto, a “catturare” una larga fetta del risparmio gestito, con oltre 11 milioni di piani di risparmio solo in Etf.
La terza considerazione consiste nel mettere in evidenza che BlackRock rappresenta soltanto uno dei tre grandi fondi americani che dominano la scena europea perché considerazioni analoghe sarebbero possibili per Vanguard e State Street, le cui azione, rispetto alla società presieduta da Fink, è costruita soprattutto sulla produzione di Etf e di Fondi in cui sono contenuti rilevanti pacchetti azionari di società italiane.
È abbastanza evidente, alla luce di questo quadro, quanto l’affermazione fatta in apertura sulla assoluta incidenza dei fondi americani nel definire le sorti non solo finanziarie, ma più complessivamente sociali dei sistemi produttivi e di decine di migliaia di risparmiatori europei sia fondata e abbia molto a che fare con la debolezza delle forme politiche, afflitte, non a caso, da una crescente disaffezione.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

