Una Cassa per i beni comuni, non per i capitali finanziari

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di Marco Bersani

 

img1779|left A dieci anni dalla sua “trasformazione da pubblica amministrazione in operatore imprenditoriale a pieno titolo dei mercati finanziari” (la definizione è della Corte dei Conti, febbraio 2010), Cassa Depositi e Prestiti prosegue imperterrita lo shopping nell’industria nazionale e il ruolo di partner ideale degli enti locali per accompagnarli alla dismissione del patrimonio pubblico e alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Dopo aver investito nel 2012, attraverso il Fondo Strategico Italiano, nel capitale di Kedrion (23,2%) monopolista del settore dei plasmaderivati, e in Metroweb (46.2%), proprietaria delle fibre ottiche di Milano e della Lombardia, nel 2013 lo shopping si è decisamente esteso. E’ del marzo 2013 la joint venture con Qatar Holding che ha dato vita a IQ Made in Italy Investment Company Spa, con l’obiettivo di investire nel lusso e nel turismo del Belpaese (è prossima l’acquisizione del 20% di Versace). E’ in attesa del completamento del processo di fusione fra multiutility dei servizi pubblici locali (acqua, energia, rifiuti) l’investimento del Fondo Strategico Italiano in Gruppo Hera SpA, che gestisce i servizi da Modena a Rimini in Emilia Romagna e che, grazie all’apporto di 108 milioni di Fsi, si espanderà a Padova e Trieste. Sempre del marzo 2013 è l’investimento (4,48%) in Assicurazioni Generali SpA, quota precedentemente detenuta da Banca d’Italia e finalizzata ad un più ampio progetto di ulteriore inserimento di capitali privati in Fsi. E’ in dirittura d’arrivo l’acquisizione dell’84,55% di Ansaldo Energia, colosso industriale dei macchinari per l’energia, finalizzata alla sua successiva privatizzazione al gruppo coreano Dosean; mentre si sta procedendo a tappe definite l’acquisizione di Ansaldo Breda, produttore di veicoli su rotaia e di Ansaldo Sts, produttori di veicoli per trasporto pubblico su gomma. Anche queste due acquisizioni serviranno a traghettare le aziende alla successiva privatizzazioni, completando lo smantellamento del settore civile di Finmeccanica, che da quel momento potrà interamente dedicare le sue energie al solo settore degli armamenti, ben più remunerativo. E’ invece recentissima l’acquisizione della quota maggioritaria del Gruppo Sia, leader in Europa dei servizi per i pagamenti elettronici e l’avvio dell’acquisizione del 49% di Valvitalia, azienda di apparecchiature e componenti destinati all’industria petrolifera. Infine, è cosa fatta l’ingresso del Fondo Strategico Italiano in Finiper (20%), colosso della distribuzione, con forti interessi sui futuri terreni dell’expo 2015 di Milano. Qual è il senso di tutte queste operazioni? Quale trama di politica industriale disegnano per il Paese? Nessuna, se non quella di favorire da una parte l’ulteriore privatizzazione di aziende industriali o di servizi pubblici locali, secondo i diktat dei mercati e dei vincoli monetaristi della Ue; dall’altra di far acquisire in maniera sempre più definitiva a Cassa Depositi e Prestiti il ruolo di leva sul mercato per gli interessi dei grandi capitali finanziari. Ruolo che diventa ancor più evidente se andiamo a vedere cosa è diventata la relazione tra Cassa Depositi e Prestiti e gli enti locali, dopo che, per oltre 140 anni e fino alla sua privatizzazione nel 2003 , Cdp aveva rappresentato il polmone finanziario per gli investimenti rivolti alle opere pubbliche e ai servizi pubblici locali. Oggi Cassa Depositi e Prestiti, oltre a finanziare molte delle grandi opere in programma – 35 nuovi progetti autostradali !- attraverso il Fiv – Fondo Valorizzazione Immobili- si propone come partner per la dismissione del patrimonio pubblico locale, favorendone la svendita, grazie allo stato comatoso delle finanze degli enti locali . L’ultimo esempio in questa direzione viene da Firenze, dove il teatro Comunale, dopo esser stato valutato nel 2009 tra i 35 e i 40 milioni, verrà acquistato da Cdp per 22 milioni, la cui futura asta –ne siamo certi e al contrario di quelle precedenti- non andrà deserta. Per quanto riguarda, infine, i servizi pubblici locali, fervono ormai da mesi i contatti con le più grandi multiutility del Paese (A2A, Linea Group, Iren, Acea) per moltiplicare quanto già fatto con Hera : favorire le fusioni finanziandole per rendere irreversibile la presa dei grandi interessi finanziari sui beni comuni delle comunità locali. D’altronde, proprio recentemente l’Amministratore Delegato di Cdp Giovanni Gorno Tampini si è vantato di aver drasticamente ridotto, sotto la sua dirigenza, i finanziamenti agli enti locali, come se non fosse questo lo scopo principale per il quale la Cassa Depositi e Prestiti è nata e ha operato nel Paese per più di un secolo e mezzo! Cassa Depositi e Prestiti si alimenta da sempre con il risparmio postale dei cittadini e dei lavoratori, la cui quota ha ormai raggiunto i 240 miliardi di euro : è giunto il momento di dire “basta” a questo utilizzo dei soldi dei cittadini contro i loro interessi e all’unico scopo di riprodurre la valorizzazione finanziaria e la messa sul mercato di tutto ciò che ai cittadini appartiene. Per questo, all’interno del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale (www.perunanuovafinanzapubblica.it ) è partita la campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti che, tra le sue varie iniziative, ha in programma per fine febbraio la realizzazione di un grande convegno nazionale, nel quale focalizzare, con il contributo delle realtà di movimento in lotta per i beni comuni, delle esperienze sindacali e associative, degli enti locali più sensibili, il ruolo di Cdp e per costruire una forte mobilitazione per la riappropriazione della ricchezza sociale a partire dalla socializzazione di Cdp. Perché anche la finanza è un bene comune e dev’essere messo al servizio della società.

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