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di Vittorio Lovera (Attac Italia)
“Noi Palestinesi ci risolleveremo,
l’abbiamo sempre fatto, anche se questa volta sarà più difficile.
Non so voi però,
che siete rimasti a guardare mentre ci sterminavano.
Non so se potrete mai risollevarvi”
Munther Isaac
Ben ritrovate, ben ritrovati.
Sono stati mesi stravolgenti e coinvolgenti, dallo straniamento rabbioso e impotente per il genocidio perpetrato in Palestina, alla montante presa di coscienza collettiva, che – a partire da giugno 2025 – ha adunato nelle piazze una moltitudine di persone desiderose di gridare la loro rabbia per una situazione di barbarie umana che da due anni vedeva bambini, donne anziani e uomini bestialmente sacrificati sull’altare di interessi geopolitici e finanziari.
Questo numero de il granello di sabbia è diviso in due sezioni, una “L’Europa si è persa” nella quale economisti, politologi, giornalisti, sociologi, giuristi analizzano la straziante visione proposta dalle Istituzioni europee: la via del riarmo quale unica soluzione praticabile per uscire da conflitti trasformatisi man mano nell’anticamera di una possibile guerra planetaria; l’altra “E’ nato un Movimento di massa” nella quale attivisti, sindacalisti, militanti, la portavoce della Global Sumud Flotilla, interpretano secondo le loro lenti, la nascita di una comunità popolare, di un Movimento di massa, che ritiene suo preciso dovere intervenire in presenza per rivendicare politiche di pace vera, di disarmo totale e definitivo, di politiche pensate per la qualità di vita delle persone (invito a recuperare e leggere il Rapporto Stiglitz sulle diseguaglianze: un lavoro encomiabile) e non per una costante precarizzazione delle loro/nostre esistenze.
Assieme dal basso, uniti e compatti, per ritornare a scenari di pace, di equità di giustizia, vite dignitose invece che disumane guerre.
Orgoglio attacchino per i primi articoli a firma di frequentatrici del nostro corso di formazione politica per giovani “Sapere altro, sapere oltre”: complimenti a Maria Luisa Pisanelli e Gaia Di Benedetto.
Come si può credere al pacifismo dell’Unione europea quando i suoi unici atti formali dimostrano che ogni pace futura potrà essere garantita solo dalle sue armi?
La generale levata di scudi sollevatasi nelle piazze europee ha tolto almeno l’arroganza del titolo del progetto che dal “Rearm Europe” di marzo 2025 è divenuto in giugno “Defence Readiness” e in ottobre è stato modificato ancora in “Preserving Peace”.
Ma al di là di titolazioni più rassicuranti, nessuna modifica agli impegni di spesa richiesti ai singoli Stati, vero schiaffo ai reali problemi e alle sempre più impellenti necessità primarie dei cittadini.
La Palestina dimostra poi che la guerra può continuare anche dentro e oltre la tregua.
Una tregua non è mai la pace e le parole dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert ne sono angosciosa conferma: “Molti militanti dell’estrema destra israeliana vogliono esattamente che la guerra continui, vogliono che scaturisca un’altra Intifada. Perché sarebbe la prova definitiva che è impensabile raggiungere la pace con i Palestinesi e che c’è solo una via d’uscita: distruggerli!”.
Ovviamente il premier Benjamin Netanyahu e i falchi della destra, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, rappresentano a tutto tondo questa visione di sterminio, che oggi, nella fase della fragile tregua a Gaza City, attuano quotidianamente in Cisgiordania armando e favorendo gli attacchi dei coloni israeliani agli agricoltori e agli insediamenti palestinesi.
La barbarie non ha fine.
Gli articoli di Alessandro Volpi, Marco Bertorello, Marco Bersani, Andrea Fumagalli, Roberto Musacchio, Valerio Renzi, Guido Viale (superlativo), analizzando da differenti aree tematiche (finanza, ecologia, recrudescenza delle destre, riarmo per garantire la crescita, il peso dei paesi dell’Est Europa) ci aiutano a comprendere come l’Europa di burocrati meschini e miopi possa solo svolgere il ruolo del cavalier servente al tavolo delle superpotenze muscolari.
L’ottimo contributo del giornalista Stefano Pancera ci consente, invece, di conoscere alcune caratteristiche della Generazione Z, i giovanissimi che in molte parti del mondo (Nepal, Perù, Botswana, Madagascar, Kenya, Marocco, Senegal, Filippine) si battono per la liberazione dai sistemi post-coloniali.
La seconda sessione, “È nato un Movimento di massa” è stata concepita per ragionare assieme su come avere la giusta cura di quanto prodotto dallo spontaneismo di un Movimento di massa, giovane, motivato, determinatissimo al punto di sfidare le ripercussioni dell’autoritario Ddl 1660 (il noto Decreto sicurezza, entrato in vigore il 10 giugno 2025), praticando istintivamente blocchi portuali, ferroviari e stradali, per dare supporto concreto alla missione della Global Sumud Flotilla.
L’edizione 2025 della marcia della Pace, la Perugia-Assisi, ideata nel 1961 dal “Gandhi italiano”, Aldo Capitini, non a caso è risultata la più partecipata che si possa rammentare.
Uniti si impatta, sempre!
Il “Blocchiamo tutto!” è diventato l’urlo liberatorio e determinato di chi ha capito che solo mettendo facce e corpi in prima linea si poteva smuovere l’opinione pubblica e costringere quei fumantini delle Istituzioni a interventi meno fasulli e inefficaci.
Anche grazie al grande clamore generato si è pervenuti ad almeno una tregua, instabile e unidirezionale, che media e potenti provano a definire pace.
Dalle due manifestazioni nazionali del 21 giugno 2025 (oltre centomila persone quella indetta da Stop ReArm Europe, con oltre 500 associazioni coinvolte e altre ventimila in quella Disarmiamoli, indetta da Usb, Potere al Popolo, Rete dei Comunisti) – contro guerra, riarmo, genocidio e autoritarismo – si era compreso quanto ancora fosse stretta la cruna dell’ago – anche sul genocidio in atto in Palestina – per saper convergere unitariamente per fermare il disastro.
Poi, in pochissimo tempo, l’impossibile è apparso fattibile e, grazie alla Global Sumud Flotilla, si è giunti allo sciopero generale del 22 settembre, a quello unitario del 3 ottobre e all’oceanica manifestazione del 4 ottobre 2025.
Una moltitudine di soggetti ha reso pubbliche e politiche indignazione e riflessione, rabbia e speranza, producendo un riconoscimento collettivo, creando una comunità di contrasto.
Uno dei tanti pregi della Flottilla è l’aver saputo ’risvegliare’ i sentimenti di questa spontanea ed esasperata comunità: se i governi non agiscono dobbiamo farlo noi in prima persona, perché è l’unica possibilità di restare umani e, assieme, fermare l’abominio e sognare di dare le gambe a un futuro pacifico, nuovo, diverso.
Dalle grandi aree metropolitane ai piccoli centri, ai paeselli sperduti, tutti si sono mobilitati per giorni e settimane.
A oltre 20 anni dalla più grande manifestazione nella storia del mondo (15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq) si è ripresentata una nuova immensa concentrazione di partecipazione democratica, immedesimata nell’azione di mare delle flotte. Ciascuno pronto a metterci qualcosa di proprio, a recarsi ai presidi, a manifestare, scioperare, a bloccare il bloccabile.
Abbiamo sperato che lo spirito del 3 ottobre 2025 potesse essere valore e pratica riproducibile nel breve periodo, anche per contrastare tutti assieme la finanziaria iniqua e di guerra elaborata da questo sciagurato governo.
Molti degli articoli proposti in questa sessione sono stati scritti evocando questo auspicio, questo scenario di convergenza, almeno tematica.
La disillusione è stata impattante, le dinamiche sindacali hanno avuto il sopravvento sulla necessaria fase di cura della straripante ma ancora fragile comunità di lotta emersa nelle mobilitazioni di settembre e ottobre.
I sindacati di base, a partire da Usb, hanno indetto uno sciopero generale per il 28 novembre 2025 e una manifestazione nazionale il 29 novembre (Giornata internazionale per la Palestina) mentre la Cgil ha indetto lo sciopero generale contro la finanziaria per il 12 dicembre, con manifestazioni regionali.
La ricerca per trovare una possibile data comune non ha sortito ripensamento alcuno, troppo differenti gli obiettivi tattici: da un lato la costruzione di un blocco politico/elettorale (Potere al Popolo, Usb, Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta, Osa), dall’altra la necessità della Cgil di rinsaldare il rapporto con la Uil, interrotto per lo sciopero del 3 ottobre 2025.
In questo numero trovate i contributi sia di Guido Lutrario (Usb) sia di Barbara Tibaldi (Cgil) e potete farvi una vostra idea.
Per le Reti di movimento si tratta, da una parte, di prendere atto di questa situazione e di attraversare comunque tutte le scadenze presenti e future, partecipando a tutte, ma anche di costruire uno spazio politico che tenga aperta la convergenza e la sappia far diventare percorso permanente, senza impaludarsi nelle dinamiche sindacali/elettorali.
Convocata da quattro aree di convergenza, Global Sumud Flotilla/Global Movement to Gaza, Stop Rearm Europe, Rete a pieno regime, Collettivo di Fabbrica ex GKN
si terrà a Roma
sabato 15 novembre 2025 ore 9,30
Assemblea pubblica
presso l’Università “La Sapienza”
“Contro tutti i Re e le loro guerre”
Come possiamo essere Flotilla, tutti i giorni?
Cosa possiamo fare per mettere in pratica la speranza, a incarnare una possibilità?
Come possiamo diventare efficaci attori collettivi in grado di cambiare le cose?
Intanto opponendoci da subito a una legge di bilancio iniqua e fondata su guerra, militarismo e sfruttamento.
I contributi specifici che Attac Italia, una delle Associazioni fondatrici della convergenza Stop Rearm Europe, porterà nella discussione plenaria riguarderanno anche i seguenti aspetti:
– favorire in tutti i modi, nonostante il momento di pratiche identitarie, il percorso di convergenze di convergenze che sui modelli del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica e della Società della Cura, sappia tessere reti sempre più consapevoli del fatto che solo agendo assieme si può praticare il sogno di una società alternativa agli attuali nefasti modelli;
– mantenere altissimo il focus sulla questione palestinese sia perché siamo di fronte a una tregua che non è una tregua e a una pace che non è una pace e rivendicare che i continui e sempre più aberranti attacchi dei coloni israeliani contro la popolazione civile palestinese debbano cessare ed essere perseguiti;
– coinvolgere nella convergenza la rete BDS e la sua campagna di boicottaggio, già punto di riferimento per tutte le realtà sociali e di movimento;
– tenere un focus sulla repressione perché, se è vero che durante le giornate di fine settembre e inizio ottobre 2025 le mobilitazioni sociali hanno fatto saltare i meccanismi del Ddl sicurezza attraverso la pratica “dell’illegalità di massa”, è altrettanto vero che ora i meccanismi repressivisi sono decisamente inaspriti (Napoli docet) sia nelle piazze sia in campo giudiziario;
– focus importante sui territori, sia perché una delle caratteristiche inedite di questo movimento è stata la sua diffusione fin nel più piccolo paese, sia perché dentro le realtà territoriali la convergenza può contare sulla prossimità, sia perché dai territori possono partire iniziative concrete di solidarietà e cooperazione con la Palestina e di contrasto al riarmo e alla guerra;
– mantenere il nesso tra guerra e questione eco-climatica (articolo di Guido Viale), coinvolgendo pienamente nel percorso i movimenti ecologisti;
– allargare ad altre soggettività come le reti agro-alimentari (già attivissime nella Società della Cura), e che anche in Palestina rappresentano il cardine di un’economia di sopravvivenza;
– tenere aperto e vivo un canale con le realtà del cattolicesimo attive (Pax Christi, Libera, Rete dei numeri pari, Agesci, Azione Cattolica, Caritas, Movimento dei Focolari) per favorire un incontro ufficiale e duraturo tra i movimenti ecclesiastici e quelli sociali e popolari.
Un’ultima breve riflessione.
Dopo l’assurdo Nobel per la pace conferito alla venezuelana Maria Corina Machado, sostenitrice del diritto di Israele di difendersi con qualunque mezzo e in qualsiasi modo, associata con la sua formazione politica Vente Venezuela al Likud di Netanyahu e sottoscrittrice assieme a Jair Bolsonaro, Javier Milei, Giorgia Meloni, Viktor Orbán della delirante Carta di Madrid (proposta dai turbofasci di Vox) credo sia il momento di trovare le strade e i percorsi per candidare al prossimo Nobel per la pace Abdullah “Apo” Öcalan capace, dopo 20 anni di carcere duro (come Nelson Mandela) ancora in essere, di far deporre le armi al Pkk per favorire un percorso di pace e di riconoscimento del popolo curdo. Attuatore convinto del Confederalismo democratico, municipalismo e democrazia radicale, ecologismo, liberazione della donna e lotta al patriarcato, i punti cardine di una pratica che dovremmo tutte e tutti studiare e contribuire a rendere il nostro modello di riferimento verso la Società alla quale aneliamo.
Se non ora quando?
Un mio amico, un nostro amico, gazawi autentico, morto per la libertà del suo popolo adottivo, il Vittorio Arrigoni di “Restiamo umani”, sarebbe fiero di questo.
Lo dobbiamo a lui, lo dobbiamo ad Apo.
Hasta siempre.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

