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I Movimenti cattolici chiamati all’insorgenza
di Antonio De Lellis (Pax Christi)
Gioiamo per le grida di festa che arrivano da Gaza dopo l’immenso e ignobile male inflitto loro a causa di decenni di apartheid e di due anni di genocidio.
Speriamo che anche dalla Cisgiordania possa giungere gioia per la liberazione dall’oppressione di Israele.
Gli accordi per una tregua in quella terra martoriata nascondono molte insidie, dubbi e minacce per il futuro.
Saranno sicuramente un primo passo, un sollievo, ma non sappiamo se vanno nella giusta direzione.
Non possiamo fermarci, non possiamo tradire le aspirazioni per un’integrità territoriale infranta da decenni di soprusi.
Il dissenso popolare, che per la prima volta da molti anni coinvolge anche i giovani, è un segno potente che insieme alle tante forme di protesta nonviolenta e soprattutto alla Global Sumud Flottilla ha liberato energie positive, riaffermando un principio di umanità che rischiava di essere seppellito.
Perché è questo in gioco: il principio di umanità.
Ci stavamo allontanando e rischiamo ancora di allontanarci inesorabilmente dal terreno dell’umano a causa delle guerre, delle violenze, delle oppressioni dei popoli e del genocidio compiuto.
Sembrava prevalere il senso di impotenza, ma con un colpo di reni, un piccolo “Resto” ha reagito unitariamente. Il viaggio della Flottilla ha rappresentato per me un esodo, un’uscita dalla schiavitù della nostra terribile realtà, apparentemente desensibilizzata, delegittimata, deresponsabilizzata e disumanizzata.
Su quelle imbarcazioni non c’erano solo delle persone animate da nobili sentimenti, ma ciò che restava della nostra umanità, fragile, in balia del mare. Ma è proprio questa l’umanità più limpida, come quella di un bambino: debole e bisognosa di cura.
In ognuno di noi è iscritto qualcosa di indelebile e inviolabile che si chiama dignità umana. Esiste sempre questa possibilità di ripartire da lì, proprio dal nucleo essenziale della nostra umanità.
Abbiamo riconosciuto nel volto di quei bambini, feriti, mutilati, affamati, assetati, uccisi, infagottati e stretti al cuore dei loro familiari, un’immagine primordiale di cura da cui nasce l’umanità e da qui il progresso civile: la civiltà.
Margaret Mead [antropologa statunitense, NdR] diceva che il femore rotto e rinsaldato ci insegna cosa vuol dire “civiltà”: la cura di un femore, che rappresenta l’inizio della civiltà, diventa la metafora dell’umanità che ci contraddistingue. Stavamo rischiando di perdere di vista le cose importanti, perché siamo sempre più concentrati sui nostri obiettivi che si perdono e si confondono tra il caos e il disordine dei giorni.
Così abbiamo smesso di prenderci cura degli altri, abbiamo perso il senso della parola comunità. Comunità intesa come l’insieme di tutte quelle prassi naturali, sociali e spirituali, che tengono unito un popolo durante tutta la sua esistenza, comunità che si contrappone a quell’eterno vagare di oggi che ci vede come lupi solitari alla continua ricerca di qualcosa. Ed è proprio da questa consapevolezza che dovremmo ricominciare, ripartire dalle persone che rappresentano il primo segno di civiltà umana.
È questo il grande insegnamento: quello di prendersi cura degli altri, trasformare un dolore individuale in un atto collettivo che passa per la capacità di tendere la mano agli altri.
Ora stiamo cercando di uscire dalle caverne della nostra indifferenza e abbiamo preso il largo, il mare aperto, abbiamo rischiato e non abbiamo neanche raggiunto la terra promessa, ma abbiamo fatto qualcosa di più: abbiamo messo in moto un’umanità intera.
Questo esodo, sostenuto sin dal principio da alcune persone di buona volontà, l’equipaggio di mare e i donatori di cibo, senza un’appartenenza sociale, politica, territoriale, ma riconoscibile come genere umano, si è messo in moto ed è uscito dal torpore, a cui si stava abituando, al quale i segni del potere l’avevano relegata.
Stiamo assistendo a un passaggio epocale: dai segni del potere al potere dei segni (don Tonino Bello) [vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (1982-1993), presidente di Pax Christi Italia (1985-1993), fondatore della rivista Mosaico di Pace, NdR].
Se loro hanno il potere della finanza, della propaganda e delle armi, alimentato con la menzogna e la violenza, noi abbiamo la possibilità di unirci e dire che non ci stiamo ad un mondo privo di un senso di umanità.
Ci avevano isolati ed emarginati con le nostre stesse parole di pace e giustizia. L’avevano trasformata in guerra per la pace, vendetta per la giustizia, ma nulla hanno potuto per addomesticare e travisare la parola umanità.
Anche i Movimenti cattolici, in questo Esodo, si sono messi in moto e alcuni di loro stanno consolidando la loro posizione di attivisti in Movimento per la nonviolenza.
In particolare, le Acli, il Movimento dei Focolarini e Pax Christi, che da anni è impegnata in Palestina, accanto alle resistenze nonviolente, ma anche per denunciare le profonde ingiustizie e i morti sacrificati sull’altare dell’apartheid da parte di Israele.
Le parole e i gesti, prima di papa Francesco, coraggiose e chiare, e ora di papa Leone XIV, più prudenti, spingono i cattolici a mettersi in cammino insieme a tutta l’umanità nella direzione di una liberazione dal “sistema guerra” che l’Occidente ha assunto ormai da tempo e che oggi si rivela in tutta la sua potenza terrificante.
Lo scandalo, all’interno del mondo cattolico resta perché alcuni Movimenti plaudono a governi che fanno del proibizionismo migratorio e dell’appoggio incondizionato all’industria bellica, la cifra della loro azione politica.
Sta a noi Movimenti cattolici, più inclini all’impegno coraggioso per la giustizia, coltivare, insieme agli altri Movimenti sociali, la costruzione di una società alternativa per liberarla da ogni schema violento.
Tornare nel territorio dell’umano è l’unica garanzia di sopravvivenza.
Solo questa prassi fa crescere la vita e il pianeta di cui non siamo i padroni, ma semplicemente i custodi.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

