Tassare l’IA, i robot e i profitti: la partita fiscale nell’era del post-lavoro

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“Tesla Motors Assembly Line” di Steve Jurvetson (CC BY 2.0)

 

di Luca Garibaldi (Giornalista e attivista politico)

 

Anthropic annuncia che il 5% delle azioni sarà destinato a un Fondo per chi perde il lavoro a causa dell’IA, ma il problema è più grande: se il lavoro cala, calano le basi su cui si reggono welfare e Stati. Dai dividendi universali ai fondi sovrani, dalla tassa sul calcolo agli extraprofitti globali, gli Stati sono alla ricerca di alternative.

 

Domenica 18 ottobre 2026, Anthropic ha annunciato che destinerà il 5% delle sue azioni a un nuovo Fondo di pubblica utilità, se gli azionisti approveranno.[1] Il Fondo potrà finanziare organizzazioni no profit, erogare contributi diretti e finanziare programmi per i lavoratori colpiti dall’Intelligenza artificiale (IA).

Si parla di circa 48 miliardi di dollari, e la quota può salire se la valutazione cresce. Regole e governance non ci sono ancora, e l’annuncio arriva alla vigilia della quotazione in Borsa, prevista a novembre 2026.

 

È una soluzione minimale, che prova a edulcorare un problema gigantesco: la compressione delle basi imponibili legate al lavoro. Se il lavoro cala, calano i contributi e le imposte che oggi reggono sanità, pensioni e scuola.

In Italia, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), imposte e contributi sul lavoro dipendente valgono circa il 54% delle entrate pubbliche.[2] Se ne parla dai tempi della tassa sui robot proposta da Bill Gates nel 2017, ma adesso la questione è più urgente, perché la rivoluzione è doppia.

 

Da un lato c’è l’IA, che comprime o rischia di comprimere anche il lavoro intellettuale: compiti complessi svolti, o che sembrano svolti, in una frazione del tempo, producendo e riproducendo una quantità enorme di informazione. Dall’altro ci sono i robot con Intelligenza artificiale incorporata, più elastici da programmare e più adattabili con capacità di auto-addestramento e in grado di sostituire migliaia di persone nei lavori manuali.

 

Chi pagherà le tasse quando il lavoro sarà per pochi? La domanda fa tremare gli Stati, quelli europei in testa.

L’ubriacatura neoliberista ci ha lasciato capitali liberi di muoversi e una gara tra Stati a chi tassa meno le imprese, con un welfare che si contrae. Rendite e plusvalenze sono molto più difficili da trattenere di uno stipendio.

 

Il dibattito si muove tra due strade: una tassa sull’automazione e lo spostamento del prelievo dal lavoro ai consumi e dai consumi alla rendita.

Lo studio di Anton Korinek e Lee Lockwood sulla Finanza pubblica nell’era dell’IA (Nber, 2026) procede per fasi: finché l’IA sostituisce il lavoro umano, il consumo diventa la base principale del gettito; con sistemi autonomi che producono gran parte del valore, tassare i consumi umani non basta più e bisogna prelevare direttamente sui sistemi, come in una gestione ottimale di una risorsa. Tra gli strumenti valutati ci sono tasse su robot, potenza di calcolo e token, fondi sovrani e clausole sugli extraprofitti.[3]

Su EUobserver l’economista Mark Stabile ricorda che in Europa le imposte sul lavoro valgono il 51,5% del gettito, e propone di spostare il carico sui profitti societari rafforzando la minimum tax globale.[4] L’Economist invece indica tre strade: alleggerire il lavoro, riformare le plusvalenze, tassare di più i consumi con basi Iva più ampie (oggi il lavoro porta circa metà delle entrate Ocse).[5]

 

Le Istituzioni si muovono con più cautela.

Il ministero delle Finanze tedesco, il 20 agosto 2026, ha scritto che l’Intelligenza artificiale potrebbe cambiare il luogo in cui il valore si crea e si tassa, e che tutto dipende da dove finiscono i profitti e da chi possiede il capitale. Per ora raccomanda di monitorare, senza decidere nuove tasse.[6] A dicembre 2026 i ministeri delle Finanze di Germania e Francia organizzeranno a Berlino un seminario su IA, produttività e finanze pubbliche

 

In questa discussione mancano tre elementi, non secondari.

 

Il primo è partecipare ai guadagni dell’IA, non solo prelevare le tasse a valle.

Con un dividendo universale, come nella proposta coreana: nata a maggio 2026 come «dividendo nazionale», a luglio è stata ridimensionata in un Fondo di investimento per giovani, regioni e industrie, senza trasferimenti diretti.[7] Oppure con Fondi sovrani dentro le grandi imprese, da ricondurre a un forte controllo pubblico. Le quote simboliche, come il 5% di cui si parla tra OpenAI e la Casa Bianca o quello di Anthropic, bastano a incassare qualche dividendo, ma non a orientare la crescita né l’uso dell’Imtelligenza artificiale.[8]

Il Fondo sovrano norvegese, che di solito detiene quote di minoranza in tante società, offre un modello di governance, di redditività e di reinvestimento degli utili, non di controllo: per orientare l’IA servono quote rilevanti o poteri speciali. La proposta di legge di Bernie Sanders va in questa direzione con la proposta di una cessione una tantum del 50% in azioni allo Stato, ora nel momento in cui è ancora possibile intervenire.[9]

 

Il secondo è la potenza di calcolo.

Chi ha più Gpu [Graphics Processing Unit (Unità di Elaborazione Grafica) è un circuito elettronico specializzato nel calcolare e accelerare la creazione di immagini, video e animazioni per lo schermo; NdR] fa girare più IA, e dovrebbe pagare un’imposta, annuale o in proporzione al volume di lavoro svolto, anche per compensare l’impatto ambientale. La letteratura discute già di tasse sul calcolo. Poi ci sono i token, che la proposta di legge del deputato americano Greg Casar mette al centro,[10] e l’ipotesi di tassare i risultati del lavoro dell’IA come un servizio. Se una consulenza la fa un agente sotto supervisione umana, va tassata come se l’avesse fatta una persona?

 

Il terzo riguarda il lavoro umano.

Oggi il fisco premia la macchina: uno stipendio paga i contributi, un software si deduce dai costi. Ripensare gli incentivi per chi sostiene il lavoro umano è parte del conto.

 

Per chiudere, serve guardare dove stanno i soldi.

 

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha scritto nel 2024 che una tassa specifica sull’Intelligenza artificiale non è consigliabile, mentre andrebbero rafforzati la tassazione del capitale, il prelievo sugli extraprofitti e la minimum tax.[11]

Anche la minimum tax ha buchi: la Commissione europea ha confermato a gennaio 2026 l’esenzione per i gruppi con casa madre americana, e i gruppi che dominano l’IA sono in gran parte statunitensi.[12]

Per questo una soluzione nazionale non basta.

Serve una tassa globale sugli extraprofitti, e un’imposta patrimoniale mondiale con aliquote crescenti, che nella proposta di Thomas Piketty arrivano fino al 20% per i miliardari e finanziano un Fondo per la giustizia globale.[13] Quella proposta non è pensata per l’IA ma ne segue comunque la logica: dove si concentra la ricchezza, si concentra anche la responsabilità, anche di contribuire alle finanze pubbliche degli Stati.

[1] CNBC, annuncio dell’Anthropic Public Benefit Fund, 18 ottobre 2026: https://www.cnbc.com/2026/10/18/anthropic-ai-public-benefit-fund.html

[2] Dato Ocse riportato da Libero e ItaliaOggi.

[3] Anton Korinek, Lee Lockwood, Public Finance in the Age of AI: A Primer, Nber Working Paper 34873, 2026: https://www.nber.org/papers/w34873

[4] Mark Stabile, EUobserver, 7 ottobre 2026: https://euobserver.com/241372/eu-will-need-to-tax-ai-workers-to-keep-funding-human-pensions/

[5] The Economist, nella sintesi di VATCalc: https://www.vatcalc.com/?p=53084

[6] Bundesfinanzministerium, Monatsbericht agosto 2026, capitolo «AI Economy», 20 agosto 2026: https://www.bundesfinanzministerium.de/Monatsberichte/Ausgabe/2026/08/Inhalte/Kapitel-2-Analysen/2-2-ai-economy.html (sintesi: https://www.techzeitgeist.de/ki-ai-economy-bmf-steuerbasis-oeffentliche-finanzen/)

[7] Korea Herald/AFP, via AsiaNews: https://asianews.network/south-korea-president-lee-pledges-full-support-to-keep-megaprojects-on-corporate-timetables/

[8] NBC Palm Springs, 2 luglio 2026: https://www.nbcpalmsprings.com/2026/07/02/openai-reportedly-in-talks-to-give-trump-administration-5-stake-worth-42-billion

[9] Fortune, 9 giugno 2026: https://fortune.com/2026/06/09/should-americans-get-an-equity-stake-in-ai-maga-and-progressive-democrats-say-yes/

[10] H.R. 10044, AI Tax and Work Protection Act, 6 agosto 2026: https://www.govinfo.gov/app/details/BILLS-119hr10044ih

[11] Fmi, blog, 17 giugno 2024: https://www.imf.org/en/blogs/articles/2024/06/17/fiscal-policy-can-help-broaden-the-gains-of-ai-to-humanity

[12] Mark Stabile, EUobserver, cit.

[13] Rapporto sulla giustizia mondiale di Thomas Piketty, nella sintesi del Cercle des économistes via Boursorama: https://www.boursorama.com/actualite-economique/actualites-amp/que-signifie-le-rapport-sur-la-justice-mondiale-de-thomas-piketty-pour-les-marches-l-utopie-de-l-auteur-un-hymne-a-l-egalite-parfaite-a1fdb2b4ad34d0a00aab2358823320b6

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 58 di Novembre – Dicembre 2026: “Né artificiale, né intelligente”

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