Attacco all’attivismo digitale: il caso Autistici/Inventati

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Immagine di Osservatorio Repressione

di Italo Di Sabato (Osservatorio Repressione)

La repressione del dissenso non passa soltanto attraverso arresti, processi e divieti di manifestazione.

Può colpire le infrastrutture che rendono possibile l’organizzazione collettiva, interrompere le comunicazioni e compromettere la sopravvivenza economica di un’esperienza politica.

È quanto accaduto ad Autistici/Inventati, storica realtà italiana di attivismo digitale, colpita nell’agosto 2026 dalle sanzioni dell’amministrazione Trump e successivamente costretta ad annunciare la sospensione dei propri servizi.

Nata nel 2001, nel contesto dei Movimenti antagonisti e della stagione di Genova, Autistici/Inventati ha costruito per venticinque anni strumenti di posta elettronica e comunicazione alternativi alle piattaforme commerciali.

Un’esperienza fondata sulla convinzione che la riservatezza e l’autonomia tecnologica siano condizioni materiali per esercitare libertà politiche e sociali.

Non un semplice fornitore di servizi, ma un’infrastruttura collettiva al servizio dell’autorganizzazione.

 

Il 26 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (Ofac), ha inserito Autistici/Inventati nella lista dei soggetti sottoposti a sanzioni antiterrorismo, attribuendogli la qualifica di Specially Designated Global Terrorist.

L’accusa è di avere fornito supporto tecnologico a gruppi considerati terroristici dalle autorità americane.

Nello stesso provvedimento sono state colpite anche Palestine Action e Masar Badil, organizzazioni legate, in forme differenti, alla mobilitazione per la Palestina.

Le autorità statunitensi non hanno contestato ad Autistici/Inventati la partecipazione diretta ad attentati, ma la fornitura di servizi digitali a soggetti inseriti nelle proprie liste antiterrorismo. Il Collettivo respinge le accuse, sostenendo di avere sempre offerto strumenti generalisti di comunicazione.

La designazione è una misura amministrativa sanzionatoria, non una condanna pronunciata da un tribunale.

 

Le conseguenze sono state immediate.

Il dominio autistici.org è diventato irraggiungibile; PayPal ha interrotto il rapporto con il collettivo; e Banca Etica ha sospeso l’operatività del conto.

Una decisione non derivata da un obbligo previsto dalla legislazione italiana, ma dalla valutazione dei rischi connessi alle sanzioni americane.

Il 6 settembre 2026 il Collettivo ha annunciato l’interruzione dei servizi e il proprio scioglimento, per non esporre utenti e collaboratori a ulteriori conseguenze.

 

L’amministrazione Trump ha dimostrato che non occorre sequestrare un server od ottenere una condanna penale per mettere fuori gioco un’infrastruttura digitale. È sufficiente utilizzare il potere sanzionatorio statunitense e la posizione dominante del Paese nei circuiti finanziari e tecnologici.

Le sanzioni americane non diventano automaticamente legge italiana, ma gli intermediari, temendo ripercussioni economiche e legali, possono interrompere preventivamente i rapporti con i soggetti designati.

 

Il caso mostra come gli strumenti della cosiddetta guerra al terrorismo possano essere impiegati contro realtà della sinistra radicale, dell’antifascismo e della solidarietà internazionale.

Nella comunicazione governativa sulle sanzioni, il Collettivo italiano viene esplicitamente collegato alle reti Antifa.

La classificazione antiterrorismo finisce così per investire anche attività politiche, rendendo sempre più incerto il confine tra responsabilità per condotte illegali e opposizione politica.

 

Se mettere a disposizione strumenti di comunicazione può essere interpretato come sostegno materiale a un’organizzazione designata, chi gestisce infrastrutture indipendenti rischia di dover controllare preventivamente l’identità politica dei propri utenti.

Una prospettiva che compromette l’idea di una rete aperta, nella quale la responsabilità per eventuali condotte illegali deve restare distinta da quella di chi fornisce servizi generalisti.

 

Autistici/Inventati aveva già conosciuto interventi giudiziari nel 2004-2005, quando i suoi server, ospitati presso Aruba, furono coinvolti in un’indagine della Procura di Bologna. Nel 2026 il meccanismo è differente: la pressione è esercitata attraverso sanzioni e decisioni degli intermediari, capaci di compromettere dall’esterno l’intera attività del Collettivo.

 

Il caso chiama direttamente in causa anche le Istituzioni italiane ed europee.

Un’infrastruttura gestita in Italia è stata costretta a interrompere la propria attività per effetto di una decisione americana.

Emerge così l’incapacità delle Istituzioni europee di garantire concretamente la libertà di comunicazione e l’autonomia politica quando queste entrano in conflitto con il potere sanzionatorio di Washington.

 

L’attacco ad Autistici/Inventati mostra come l’amministrazione Trump utilizzi la legislazione antiterrorismo per estendere il proprio potere repressivo oltre i confini statunitensi.

Privare le organizzazioni delle infrastrutture che ne consentono l’esistenza significa trasformare la dipendenza tecnologica e finanziaria in uno strumento di controllo del dissenso.

È questa la portata politica di un provvedimento che investe direttamente la libertà di organizzazione anche in Europa.

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 58 di Novembre – Dicembre 2026: “Né artificiale, né intelligente”

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