Ex Gkn: una lotta che guarda al futuro, contro le istituzioni fossili

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Fonte: insorgiamo.org

di Collettivo di fabbrica ex Gkn

 

Campi Bisenzio, provincia di Firenze, 9 luglio 2021.

Con una e-mail improvvisa, di prima mattina, è stata comunicata la chiusura dello stabilimento Gkn – multinazionale britannica che produce semiassi per i principali marchi del settore automobilistico – e, con essa, anche il conseguente licenziamento di 442 operai e operaie dell’impianto.

Inizia così la nostra lotta che, nel tempo, è diventata una delle più importanti e lunghe vertenze del movimento operaio della storia recente italiana. Una lotta operaia che ha portato alla costituzione del Collettivo di fabbrica, con l’obiettivo di costruire in modo partecipativo un piano industriale sostenibile, sostenuto da una grande campagna di azionariato popolare.

Da luglio 2021, abbiamo presidiato i cancelli in modo permanente, giorno e notte, senza sosta, e da settembre di quell’anno, quando oltre 40mila persone sono scese in piazza a Firenze, è nata una rete di migliaia di movimenti e associazioni a sostegno della mobilitazione.

Quando ci hanno chiuso nel 2021 abbiamo capito subito che da soli non ci saremmo salvati, che non saremmo tornati alla normalità, perché la normalità era il problema.

E abbiamo subito aperto quei cancelli alle realtà con le quali collaboravamo fin dalla nascita del Collettivo di fabbrica e anche alle nuove realtà che si avvicinavano alla lotta.

Uno dei rapporti più stretti è nato proprio con il movimento climatico, prima italiano e poi europeo. Da quel rapporto è nata l’idea di una reindustrializzazione ecologicamente avanzata, perché siamo convinti che l’unica transizione ecologica possibile è quella che arriva dalle comunità, dalle lavoratrici e dai lavoratori, dai giovani attivisti.

 

C’è una costante nelle tante vicende legate alla nostra vertenza, che va avanti da cinque anni ed è anche difficile da raccontare.

Nell’avvicendarsi di advisors, proprietari, liquidatori, commissari del Tribunale fallimentare, sentenze di licenziamenti illegittimi, leggi regionali, consorzi pubblici, lettere di licenziamento e ordinanze di sgombero, quello che non è mai cambiato è il nostro obiettivo: tornare alle macchine, riportare il lavoro in quello stabilimento, restituire alla Piana fiorentina quei 500 posti di lavoro.

 

Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono cambiati tante volte, perché ogni vittoria è stata vanificata da un generale immobilismo attorno a noi, un continuo rimandare decisioni e fatti concreti che ha fatto passare il tempo, logorando la comunità operaia.

Per restare a galla siamo stati costretti a scrivere progetti industriali e proposte di legge, ci siamo dovuti inventare forme di comunicazione e festival letterari e, spallata dopo spallata, abbiamo ottenuto la nascita di un consorzio industriale pubblico che avrebbe avuto le potenzialità di rilevare l’area dell’ex Gkn e costituire un polo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile al servizio di tutta la Piana industriale, segnata dalla crisi dell’automotive e della moda.

Ma anche questo passaggio è stato immerso nelle sabbie mobili di chi non vuole che una lotta operaia e di comunità dal basso possa divenire esempio contagioso per centinaia di altre realtà industriali in crisi.

 

Il progetto nel suo insieme -12 milioni di euro di investimento per produrre pannelli solari e cargo bike con un centinaio di addetti – è fermo al palo da mesi e mesi, in attesa di un Godot che ha le sembianze del Consorzio industriale pubblico nato per acquisire lo stabilimento ex Gkn e insediarvi alcune attività, a partire dal progetto Gkn For Future (Gff).

Fondato nel 2025 da Regione Toscana con la Città metropolitana di Firenze e i Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino, il Consorzio è rimasto finora al coperto, pressoché immobile, e solo recentemente ha illustrato una roadmap che potrebbe arrivare a conclusione nel 2027, un’ipotesi che conferma il disimpegno e il disinteresse, appena mascherato con le continue dilazioni.

I governi e le istituzioni hanno dimostrato di portare avanti solo una transizione di facciata, pronti ad abbandonare anche quella nel momento in cui la guerra dilaga e tutta l’Europa corre al riarmo.

La nostra vicenda dimostra chiaramente che impoverimento, crisi climatica e guerra sono strettamente legati. È lo stesso sistema economico che crea questi fenomeni e li nutre.

La nostra era una fabbrica dell’automotive, chiusa nel 2021 dalla speculazione finanziaria.

Oggi è la potenziale speculazione immobiliare a volerci fuori dallo stabilimento, mentre l’automotive si prepara alla riconversione bellica.

Noi invece, dal basso e grazie alla convergenza con tantissime realtà in tutta Europa, al posto dei semiassi per automobili vogliamo produrre pannelli fotovoltaici e cargo bike e vogliamo anche che in questo stabilimento nasca un polo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile.

La nostra esperienza non è stata solo una resistenza – sacrosanta – contro l’arroganza dei grandi interessi finanziari e immobiliari e la cecità delle istituzioni a tutti i livelli; è stata soprattutto un lanciare il cuore oltre l’ostacolo per immaginare un’alternativa di società.

 

La scorsa estate ci siamo trovati di fronte a un bivio: mollare tutto o affidarci alle donazioni dal basso. Abbiamo deciso per la seconda opzione e abbiamo lanciato una Campagna chiamata “Un’azione contro il riarmo” tuttora aperta.

Dovremo ridimensionare il piano di riconversione, ma non vogliamo e non possiamo più aspettare. Con le scadenze che incombono, si fa sempre più complicata la difesa dello stabilimento di Campi Bisenzio dalle fauci del mercato, e non solo per l’ignavia del Consorzio: se a luglio 2026 si deciderà di far partire la piccola “Flotilla dell’economia”, il porto d’imbarco non potrà essere la vecchia fabbrica di via Fratelli Cervi, presidiata giorno e notte dal 9 luglio 2021. Serviranno altri spazi.

Qualcuno potrebbe leggervi una sconfitta, noi la consideriamo l’atto di nascita dal basso di un progetto economico, sociale, ecologico e politico fortemente voluto dalla comunità operaia e dalla comunità solidale che sin qui l’ha sostenuta. E la consideriamo anche un momento di verità, con la certificazione che governo, Regione Toscana ed enti locali territoriali non vogliono svolgere un ruolo attivo nell’economia, che non sia l’assecondare i grandi interessi finanziari e della rendita.

Anche se in forma ridotta, vogliamo continuare a dimostrare che un altro modo di produrre e lavorare è possibile. Si salpa l’11-12 luglio 2026, dai cancelli dell’ex-Gkn.

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 57 di Giugno – Luglio 2026: “Giovani e territori in movimento

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