Tante bolle finanziarie per la prossima crisi

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di Marco Bersani, Attac Italia e Cadtm Italia*

*articolo pubblicato su il manifesto del 13 dicembre 2025 per la Rubrica Nuova finanza pubblica

Foto di Alessandro Armignacco su Unsplash

“La finanza è l’arte di far passare i soldi di mano in mano finché non spariscono” disse una volta un uomo d’affari statunitense, e diversi elementi sembrano indicare che ci stiamo avvicinando alla parte finale dell’affermazione.

Sappiamo che l’espansione dei mercati finanziari dagli anni ’90 del secolo scorso fu una precisa scelta del modello capitalistico per posticipare la propria crisi dovuta alla sovrapproduzione di beni che, nell’arco di due decenni, aveva saturato i mercati (i tre quarti delle persone erano talmente povere da non potervi accedere e il restante quarto aveva comprato tutto il comprabile). Immaginando di poter fare profitti non più vendendo merci ma semplicemente scambiando denaro, si sono spalancate le porte alla finanziarizzazione dell’economia, della società, della natura e dell’intera vita delle persone.

Una trasformazione che ha permesso a pochissimi detentori del capitale finanziario di portare a casa profitti enormi, ma che ha reso il sistema un meccanismo composto da vere e proprie bolle finanziarie, pronte a esplodere una volta raggiunto il massimo della loro espansione e a mostrare come il rigonfiamento prodotto non contenesse davvero nulla.

E’ stato così per la crisi sistemica scoppiata nel 2008 negli Usa, che ha avuto effetti devastanti su tutto il pianeta. Crisi mai effettivamente superata, perché che il modello capitalistico continua a comportarsi come quel passante che, incrociando una lattina vuota sul marciapiede, le tira un calcio spingendola avanti di qualche metro per poi incapparvi nuovamente e ripetere il gesto, potenzialmente all’infinito. Ovvero, l’unica possibilità di mantenere in piedi il sistema consiste nell’eterno rinvio per non affrontare le insostenibili contraddizioni da esso stesso create.

Ed eccoci all’oggi, un momento nel quale le bolle finanziarie sono talmente tante da far presupporre l’arrivo di una nuova crisi sistemica senza tuttavia sapere da quale dei tanti nodi possa essere provocata.

Un primo nodo è sicuramente legato alla crescita spropositata dei valori di Borsa rispetto all’economia reale, dove, a dispetto di tutte le affermazioni fatte negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, affluiscono sempre più capitali speculativi e dove le misure di regolazione non solo non sono efficaci, ma addirittura sottoposte a processi di “semplificazione”. Un fenomeno costante che fa strame dell’idea che finanziando le imprese si produca benessere per la società, dato che la gran parte di queste risorse finisce sui mercati finanziari.

Un secondo nodo è rappresentato dall’aumento del debito pubblico, che oggi riguarda anche tutte le economie avanzate (a partire dal surreale debito Usa) e raggiunge complessivamente il 95% del Pil mondiale, con tendenza all’aumento e alle conseguenti richieste di politiche di austerità perenne.

Il terzo nodo è rappresentato dalla bolla dell’Intelligenza Artificiale: salutata come nuova tecnologia in grado di trasformare radicalmente il pianeta, allo stato attuale si tratta di un processo sul quale alcune imprese e i grandi fondi finanziari stanno investendo migliaia di miliardi senza che al momento vi siano ricavi significativi, mentre iniziano ad emergere dubbi sulla possibile materializzazione di questa “rivoluzione artificiale”.

Varie altre bolle sono attive, dalle criptovalute all’aumento esponenziale del credito privato non bancario e l’elenco potrebbe ancora continuare.

Possiamo riassumere il tutto con due domande.

Siamo sicuri che la nuova dimensione della guerra sia motivata con la sicurezza o non sia invece un nuovo asset sicuro – perché garantito dagli investimenti pubblici – per i grandi fondi finanziari?

Non è il momento di raccogliere collettivamente la lattina di cui sopra e di deporla nei cassonetti della raccolta differenziata?

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