Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime

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di Susan George

 

Buongiorno a tutti e grazie ad ATTAC Italia per l’invito, sono contentissima di essere con voi e devo dire due cose prima di cominciare. La prima è che io non sono un’economista, ma sono una politica, una filosofa, la seconda è che continuo ad imparare, non sono totalmente al massimo delle conoscenze, però questa è una materia dove nessuno è riuscito a giungere al massimo per poter spiegare tutto.

Volevo cominciare a parlare soprattutto della situazione degli Stati Uniti, perché è la crisi americana che fa da sfondo alla crisi mondiale.

Cominciamo con l’anno 1933, quando a causa della grande depressione il Congresso degli Stati Uniti approva una legge chiamata Glass-Steagall Act: questa legge separa le banche d’investimento dalle banche commerciali. Una banca commerciale è una banca nella quale noi apriamo un conto, mettiamo in deposito i nostri soldi e sulla base di questi depositi la banca può fare dei prestiti ad altre persone. Queste banche sono quelle che la maggior parte delle persone considera essere banche, perché noi andiamo da loro a depositare i nostri soldi.

Invece una banca d’investimento è una specie di banca completamente diversa. Sono quelle banche che fanno prestiti alle aziende che sono sul mercato dei capitali e che quindi hanno delle azioni quotate in borsa, e sono anche quelle che garantiscono la sicurezza delle aziende.

Fino al 1998 si è mantenuta questa separazione e queste regole sono state rispettate. Nel 1998 accadde che due banche, una è la Citicorp e l’altra è la Travelers Insurance Company hanno annunciato, una domenica notte, la loro fusione. Una era una banca commerciale, l’altra era una banca d’investimento e hanno annunciato questa fusione, per quanto ne so, proprio allo scopo di forzare l’abrogazione di questa legge.

Nell’arco di una settimana si sono succedute altre due fusioni: una ha dato come risultato quella che oggi conosciamo come la JP Morgan, e l’altra ha dato come risultato la Bank of America.

Qualche mese dopo il Congresso degli Stati Uniti ha abrogato la legge Glass-Steagall, quindi l’atto legislativo è seguito alla fusione proibita di queste banche d’investimento con le banche commerciali. Il risultato è stata la creazione, nel 1998, di tre banche, seguite poi anche da altre, che erano considerate troppo grandi per poter fallire.

Come facciamo a sapere che non potevano fallire? Perché nello stesso anno esisteva un enorme hedge found per la gestione di capitali a lungo termine. Gli hedge found sono dei fondi d’investimento chiamati “di protezione”, hedge significa protezione, questo fondo era il Long-term Capital Management (LTCM), che era un fondo che aveva un effetto leva, quindi acquistando un dollaro di questo fondo si potevano controllare cento dollari, facendosi prestare dei soldi attraverso prestiti.

Il giochino è questo: se io ho soltanto un dollaro, vado da una banca e me ne faccio prestare dieci, con questi dieci dollari che mi hanno prestato, vado in un’altra banca e me ne faccio prestare cento, perché risulta che io ne possiedo già dieci. Ma in realtà ho soltanto un dollaro in contante, il resto sono solo soldi presi a prestito. I manager del LTCM presero molte decisioni sbagliate e quindi il valore del fondo cominciò a cadere.

E la FED, cioè la Banca Centrale degli Stati Uniti, era molto preoccupata perché non sapeva quanti altri fallimenti la caduta di valore del LTCM avrebbe causato; temeva, infatti, l’effetto onda che questo fallimento, con il meccanismo dei prestiti precedenti, avrebbe causato.

Quindi la Banca Centrale ha chiamato a raccolta una serie di banche private, ordinando di contribuire al sostegno di questo fondo per evitare il fallimento dello stesso, e questo è stato fatto. Era un fallimento bancario, ma il danno è stato contenuto.

Questo è stato il primo segnale che un’impresa finanziaria poteva essere troppo grande per essere lasciata fallire, e fu un segnale alle altre banche che potevano prendere in carico dei rischi.

Questo in realtà lo facevano anche prima ma è soprattutto a partire dal ’98 che le banche cominciarono ad assumere dei rischi molto grandi. E sapevano di poterlo fare, perché, pur essendo degli enti privati, avevano una funzione di utilità pubblica, erano come dei servizi pubblici e il governo non li avrebbe fatti fallire.

Cominciarono ad assumersi dei rischi sul mercato degli immobili che era visto come un mercato dove si potevano fare buoni affari: le case, gli uffici, le fabbriche erano a buon mercato e costavano molto poco.

Ricordate che non c’è più la distinzione tra banche commerciali e banche d’investimento, quindi i prestiti che potevano emettere non erano più legati ai depositi, ed inoltre le banche hanno creato una serie di compagnie derivate, una serie di filiali.

Wall Street, il centro finanziario, ha cambiato il modo di fare affari con i mutui e le ipoteche. Ha cambiato il modello precedente in cui delle banche locali si rivolgevano ad investitori locali per prestare denaro, solamente a questo livello, sulla base di ipoteche sui beni immobili, con un modello internazionalizzato in cui il denaro arriva da diverse fonti, anche da fuori dei confini.

Ciò serve a fare dei prestiti su scala molto grande con un sacco di soldi, aiutati dal fatto che la Banca Centrale manteneva i tassi d’interesse molto bassi. Infatti, nel 2003, Alan Greenspan, direttore della Federal Reserve, manteneva il tasso d’interesse all’incirca all’1%, incoraggiando così un’attività di richiesta di prestiti enorme.

Contemporaneamente c’era una grande concorrenza da parte di coloro che investivano per dare in prestito i loro soldi. Continuavano, quindi, in questo meccanismo concorrenziale ad abbassare la qualità dei prestiti che concedevano, e cominciarono a dare dei prestiti a delle persone che tra di loro i banchieri chiamavano N.I.N.J.A (No Income, No Job, No Assets), erano prestiti a persone che non hanno reddito, non hanno un lavoro e non hanno dei beni immobili, i Ninja appunto.

E pensavano di non poter perdere del denaro, chiamavano questi prestiti che facevano “prestiti al neutrone”, perché appunto la bomba al neutrone uccide le persone ma lascia gli edifici intatti.

Sia le banche, che le compagnie che si occupavano di emettere ipoteche, erano convinte di non poter perdere dei soldi perché, anche se il prestito non veniva ripagato, l’edificio rimaneva intatto e ne avrebbero preso possesso e avrebbero potuto quindi rivenderselo per rifarsi dei soldi del prestito. Non importa cosa accade alle persone povere che hanno cercato di comprare le case.

Questo meccanismo funziona molto bene in un periodo in cui i prezzi delle case continuano a salire, cosa che effettivamente è successa dal 1998 fino all’anno scorso.

Quindi se io possiedo un milione di dollari ed ho questa capacità di accedere ai prestiti, con un effetto leva posso contare su cento milioni di dollari, e se il valore della casa sale fino a 101 milioni di dollari, ad esempio, ho duplicato i miei soldi con il mio investimento perché nominalmente possiedo 100 milioni ma io ne avevo uno, quindi quel milione di dollari in più del valore della casa raddoppia il mio capitale iniziale.

Ma se invece nel mercato delle case ne scende il valore e la casa che ho acquistato ne vale novantanove, io ho perso tutto quello che avevo investito, così funziona il meccanismo dei prestiti.

Questa era la base finanziaria ed economica sulla quale funzionava il mercato delle case, ma c’è una complicazione: le banche non vogliono mantenere il rischio nei propri investimenti, vogliono liberarsene e quindi creano un nuovo modello chiamato “dare origine e distribuzione”.

Le banche hanno dato soldi a persone che chiedevano un prestito per i propri consumi, per comprare la casa, per comprare l’automobile o per fare funzionare piccole aziende.

Gli americani vivono delle loro carte di credito, la VISA è una carta di debito, perché ciò che si acquista viene pagato alla fine del mese, quindi si accumula un debito.

Inoltre, possedendo una carta VISA si possono prendere ulteriori prestiti, nonostante sia in realtà la certificazione di un debito, quindi ancora una volta è un debito che cresce su un debito con dei tassi d’interesse molto alti. Le banche hanno impacchettato tutti questi diversi tipi di credito e hanno creato dei pacchetti di miliardi di dollari.

Immaginate il debito come un salame, il debito è nel salame che viene tagliato a fette. Le banche hanno, a questo punto, creato un salame che stimano valga almeno un miliardo di dollari, lo hanno tagliato in dieci fette e lo hanno collocato presso diversi compratori, ognuna per cento milioni di dollari.

Ciò avviene nel mercato, anche se, in effetti, gli scambi avvengono via telefono, telefonando a Parigi o a Milano si piazzano queste fette di debito senza che ci sia alcun controllo, inoltre a queste fette vengono dati dei nomi carini come “Veicoli di investimenti strutturali” oppure “strutturati” oppure “obbligazioni fondate su debiti collaterali che sono garantiti da beni immobili”, e dicono che c’è un valore dietro queste fette di debito perché ci sono le case, ci sono le automobili, c’è la promessa delle persone di pagare il debito. Normalmente il compito del mercato è di dire quale è il vero prezzo di qualcosa e lo scopo del mercato come, per esempio, il mercato finanziario, è di mettere insieme quello che tutte le persone ritengono essere il valore di qualcosa.

Ma qui non si sa qual è il vero valore delle fette di debito, perché non c’è un mercato reale, inoltre Alan Greenspan ha detto che la FED non aveva nessuna intenzione di regolare questo mercato perché era un modo di diffondere il rischio, quindi di trasferire il rischio di questi vehicles alle persone che potevano meglio sostenerli.

Non sappiamo quale è il valore reale dietro questi prestiti e le banche internazionali hanno messo molti di questi vehicles sui loro bilanci. Le banche, alla fine dell’anno, non dichiaravano questo tipo di obbligazioni nel conto profitti e perdite e le mettevano in un conto che restava al di fuori del bilancio cosicché gli investitori a loro volta non erano consapevoli della presenza di questi titoli sul debito. Una cosa che non capisco molto bene è come sia possibile che le banche non fossero obbligate a dichiarare nei loro bilanci il valore effettivo di queste obbligazioni e come potessero non iscriverle nel loro conto dei profitti e delle perdite.

C’erano delle banche che si ingrandivano perché non c’è una regolamentazione statale su questo tipo di mercati.

Quindi possiamo chiederci come mai gli investitori comprassero questo tipo di prodotti finanziari non conoscendone il valore?

Negli Stati Uniti ci sono tre agenzie di rating principali che sono la Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch, le quali hanno detto di non preoccuparsi perché il giudizio su questi prodotti era una A tripla ossia che si trattava di valori molto sicuri. In effetti queste agenzie di rating non ne sapevano nulla anche loro e solo ora stanno cominciando ad ammetterlo, intanto le banche hanno fatto una quantità enorme di soldi.

Vi fornisco solo i profitti medi annuali che sono stati realizzati dalle banche di investimento: negli anni dal ’94 al ’99 sono stati pari al 15,4% e dal 2000 al 2006 pari al 17,5%.

Le banche della Gran Bretagna avevano anche dei risultati migliori, facendo il 20% di profitti l’anno già dall’inizio del 2000 e ciò va messo in relazione al tasso di profitto dell’economia in generale, che era già molto alto in questo periodo, del 6%. Quindi le banche realizzavano tre volte il tasso di profitto medio del resto dell’economia.

Siccome sapevano di essere troppo grandi per essere lasciate fallire assumevano dei rischi sempre più grandi.

Anche se non ho le cifre esatte individuali, però, in un anno, i banchieri di New York hanno avuto un bonus di trenta miliardi di dollari da dividere tra poche migliaia di persone.

Quindi torniamo alla gente povera che contraeva dei mutui che hanno dei nomi che anche noi ora conosciamo: i subprime, perché il prime indica i prestiti che sono concessi a persone che sono in grado di ripagare, i subprime sono dei prestiti che sono fatti a condizioni molto buone, ossia a condizioni inferiori a quelle del prime.

Normalmente in un anno ci sono circa il 3 o 4% di prestiti sulla casa che non sono ripagati, mentre nel mercato del subprime la percentuale di fallimenti era dell’8%, ed una grande banca di investimenti, il cui nome probabilmente avete già sentito, Bear Stearns registrava un tasso di non ripagamento dei prestiti sulla casa e dei mutui del 15%, essa correva un rischio molto più grande, calcolabile nel doppio delle altre banche di investimento.

Coloro che contraevano i mutui Ninja erano stati attirati dalle banche a contrarre questi mutui dai tassi d’interesse molto accattivanti.

I tassi iniziali, infatti, erano dell’1,5% e servivano ad attrarre la clientela, la quale se non leggeva bene le clausole scritte in piccolo, si sarebbe accorta solamente dopo due anni, che i tassi inizialmente bassi, erano saliti moltissimo e, quello che inizialmente era un prestito che potevano ripagare, perché ripagavano solo l’1,5% della somma per ogni rata, improvvisamente diventava un prestito insostenibile.

Nel 2006 i prestiti “cattivi” sono diventati molti milioni, le banche che avevano concesso i mutui entrano in possesso delle case perché i pagamenti non sono stati soddisfatti e, successivamente, le immettono sul mercato. Nello stesso momento vengono immesse sul mercato moltissime case di debitori falliti, e non bisogna avere un dottorato in economia per capire che se c’è un’offerta di un bene molto grande il prezzo di questo bene crolla, quindi il valore delle case è improvvisamente sceso.

Abbiamo una situazione in cui ci sono molte case in vendita, i prezzi scendono e gli americani che usavano il valore delle proprie case per ottenere altri debiti non possono più ottenere dei prestiti. Questo è difficile da capire per i francesi o gli italiani, i quali quando acquistano la propria casa devono anticipare una grossa somma, centinaia di migliaia di euro. Negli Stati Uniti non funziona così, perché si può prendere in prestito tutta la somma necessaria all’acquisto.

I banchieri cominciano a scottarsi perché hanno queste case e non riescono a venderle al prezzo su cui contavano, tendono a non concedere più prestiti, perdono soldi e questo è il momento in cui comincia la recessione. Vediamo adesso come questa situazione si intreccia con il fatto che il governo viene sempre in aiuto delle banche perché sono troppo grandi per poter essere lasciate fallire.

Bisogna ricordare che le fette di debito chiamate LCTM non hanno un valore reale, perché non esiste un mercato reale. Probabilmente, in tutto il mondo, la cifra che è stata investita in questi prodotti finanziari è di cinquecento miliardi di dollari.

Una compagnia grande come Bear Stearns che ha investito molto in questi prodotti finanziari, ha visto tornare alla banca coloro ai quali li aveva venduti per richiedere i loro soldi.

A questo punto la Federal Reserve è intervenuta ed ha costretto la JP Morgan a comprare la Bear Stearns al prezzo di due dollari ad azione, prezzo che, immediatamente dopo l’acquisto ad una cifra così bassa, è salito a dieci dollari. Quindi la JP Morgan ha fatto un affare enorme, ma comunque non bisogna preoccuparsi per Bear Stearns perché i banchieri che ci lavoravano prima del fallimento hanno preso la loro quota e non bisogna compiangerli.La Federal Reserve non ha pubblicizzato molto questa iniziativa, non l’ha resa un esempio, perché altrimenti anche tutti gli altri possessori di questi titoli, che cominciano ad essere chiamati “prodotti tossici”, coloro che avevano acquisito queste fette di debito avrebbero a loro volta cominciato a richiedere i loro soldi indietro per potere essere ripagati.

Probabilmente avrebbero dovuto farla fallire perché, per esempio, nel ’98 al momento del salvataggio del fondo LCTM, di cui abbiamo parlato, la Bear Stearns si rifiutò di partecipare alle perdite, quindi era una banca che aveva un modo di azione che non era esattamente conforme all’etica vigente, ma non si poteva lasciarla fallire perché possedeva circa quarantasei miliardi di dollari in debito legato ad ipoteche.

Questa recessione si è estesa al resto del mondo e non è rimasta limitata agli Stati Uniti perché questi prodotti sono stati diffusi a livello mondiale. Ci sono tante banche al di fuori degli Stati Uniti che stanno ridimensionando il proprio valore, per esempio, togliendo cinque miliardi di dollari per poter far figurare la perdita relativa a questo tipo di investimenti. Non c’è nessuno al mondo oggi che sa quanto valgono questi prodotti finanziari, ho visto delle stime per cui ci sarebbero tra i 500 ed i 600 miliardi di dollari di questo tipo di fondi che non valgono assolutamente niente, che non hanno più alcun valore.

Nel momento attuale, le banche devono mantenere la liquidità, i soldi liquidi che possiedono sono la loro unica certezza, perché tutto il resto non sanno quanto vale. Hanno smesso di farsi prestiti le une con le altre, che è il modo in cui funzionava normalmente il sistema bancario, con dei prestiti che vengono dati molto frequentemente dalla sera alla mattina. Non prestano più perché dicono: “Io non so quanto tu sei ricco e se puoi ripagare il prestito”, perché c’è una quota di beni finanziari che non hanno una stima affidabile e questo è ciò che è chiamato la stretta creditizia che sta colpendo anche l’Europa.

In questo momento in cui le banche non fanno prestiti le une alle altre, non fanno prestiti nemmeno a noi o a voi, a meno che il tasso di interesse non sia sufficientemente alto da ripagare la banca anche delle perdite precedenti, entrano in gioco le banche centrali ed in particolare la Banca Centrale Europea, che immette liquidità nel sistema nella speranza che le banche ricomincino il ciclo dei prestiti. Ma le banche non stanno ricominciando a dare prestiti ed il direttore generale della Banca Centrale Europea continua a mantenere molto alti i tassi di interesse, a causa di ciò l’economia si contrae. Quindi io ora spenderò cinque minuti per parlarvi di una possibile soluzione che ho pensato.

La situazione è quella di una recessione che, con un effetto a catena, un effetto onda, si propaga sull’intera economia, e che significa una recessione? Significa depressione.

Oggi abbiamo una situazione in cui il livello di regolamentazione è molto basso; in particolare, le banche di investimento fanno quello che vogliono perché la Federal Reserve non dà nessuna regola.

Per quello che ne so nemmeno la Banca Centrale Europea ha un controllo sulle banche di investimento, ma non ne sono certa.

Se una banca ha uno status paragonabile ad una ditta di interesse pubblico, va trattata come un’azienda pubblica, quindi posso pronunziare la parola terribile di “socializzazione” o “nazionalizzazione”.

Inoltre, non abbiamo nemmeno nessuna regolamentazione sui salari dei banchieri, non devono mai restituire niente, loro corrono dei rischi enormi e se ne vanno con miliardi di dollari. E persino un economista neoliberista come Martin Wolf, che scrive sul Financial Times, ha dichiarato che non dovrebbero essere remunerati questi dirigenti fino a qualche anno dopo, quando si vedono le conseguenze delle loro azioni.

Questa cosa è successa anche in Inghilterra quando il governo ha pagato quaranta miliardi di sterline per salvare la banca Northern Rock, quindi sono i cittadini con le loro tasse che salvano le banche, questi sono soldi pubblici, quindi i cittadini tassati hanno salvato in parte la Bear Stearns e la Northern Rock, ma non sono mai arrivati al punto di poter dire ce ne appropriamo, questa è una ditta pubblica. Dal momento in cui la popolazione non capisce cosa sta succedendo, perché è molto difficile mettere insieme la sequenza, i cittadini non richiedono che i governi nazionalizzino le banche d’investimento. A questo punto solitamente parlo delle tassazioni sulle operazioni finanziarie, ma penso che le persone che sono in ATTAC siano già informate su questo.Però una cosa che non abbiamo discusso è come uscire dalla recessione, perché ci sono molti segnali che ci dicono che si sta avvicinando la depressione.

Solitamente quello che una Banca Centrale fa in un momento di recessione è abbassare i tassi d’interesse, ma il problema è che non si può scendere al di sotto del tasso attuale, infatti al momento la Banca Centrale degli Stati Uniti ha un tasso d’interesse che è pari al 2%. Non si possono avere tassi d’interesse negativi.

Un’altra domanda è quanto può crescere ancora il debito degli Stati Uniti, quanto gli americani possono ancora prendere in prestito, e quanto ancora il dollaro si può svalutare.

Questi sarebbero i metodi tradizionali, classici, per uscire da una recessione, ma non se ne può usare nessuno.

Quello che dico io, dal mio punto di vista, che non è quello di un’economista, è che l’unico modo per uscire da questa recessione è un’economia “ecologia”. E quindi, l’obbligo per le banche di dedicare il 30, 40, 50% dei loro prestiti a sistemi di trasporto sostenibili, ad energie alternative, a misure per rendere le case più ecologiche, e lo paragono a quello che è successo negli Stati Uniti dal 1941 al 1945, con la conversione massiccia in un’economia di guerra. E’ una cosa possibile perché allora è accaduta nell’arco di pochi anni, ma questo significa che il governo deve porre delle regole e le regole devono essere rispettate.

Questa è la mia soluzione, e non è un’idea tradizionalmente keynesiana, perché quegli strumenti non si possono usare, ma è un modo di usare l’azione pubblica per uscire dalla recessione.

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