L’acqua è solo il primo passo.

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Bisogna rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali

Attac Italia

TRE REFERENDUM PER L’ACQUA, TRE REFERENDUM PER LA DEMOCRAZIA

In tutte le piazze del Paese è partita dal 24 aprile una grande raccolta di firme per tre referendum sull’acqua. E’ promossa dalla più grande coalizione sociale che negli ultimi anni si sia formata nel paese.

Accanto al Forum italiano dei movimenti per l’acqua – una rete di decine di associazioni nazionali e centinaia di comitati territoriali- si sono aggregati associazioni religiose, le reti associative e di movimento, il mondo ecologista e quello sindacale, le associazioni dei consumatori e il coordinamento degli enti locali. Ma, soprattutto, centinaia di comitati di cittadine e cittadini che da anni contrastano nei propri territori le politiche di privatizzazione dell’acqua.

Tre quesiti referendari per dire a chiare lettere : “Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua!”. E per rivendicare il diritto di tutte e tutti a decidere su un bene essenziale come l’acqua.

Attac Italia, da sempre fra i promotori dell’esperienza del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, considera la campagna referendaria una battaglia fondamentale per la ripubblicizzazione di questo bene comune e per la riappropriazione dal basso della democrazia.

La crisi economica, la crisi ambientale, la crisi di democrazia sono la conseguenza di un mondo in vendita dove si produce non per i bisogni della popolazione, ma per vendere e consumare.
Dove i lavoratori sono una merce da usare fin quando utili per aumentare i profitti ed una zavorra da buttare appena questi iniziano a diminuire.Dove i servizi sociali (casa, istruzione, sanità, servizi pubblici…) sono stati progressivamente regalati ai privati, che oggi ce li rivendono a caro prezzo facendoli pagare a costi sempre più alti. Dove l’ambiente, il territorio, le risorse naturali non sono più patrimonio dell’umanità, ma merci da esaurire, senza pensare alle conseguenze sull’ecosistema.
Dove i poteri economici dettano le politiche degli Stati.

L’unica strada per uscire dalla crisi è la rimessa in discussione di questo modello di sviluppo, a partire dalla riaffermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e dalla riappropriazione sociale della sua gestione.

L’acqua deve essere solo il primo passo. Vogliamo estenderla ad ogni sfera che attiene ai diritti, ai beni comuni naturali e sociali, non per affidarla ad un pubblico burocratizzato e tecnicista, bensì alla gestione partecipata dai cittadini e dai lavoratori

Chiediamo a tutte e tutti di mettere la propria firma per i referendum sull’acqua.Per mandare a casa i privati, il capitale finanziario e le multinazionali.Per rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Riappropriamoci di ciò che è nostro!

ATTAC ITALIA

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