![]()

di Barbara Tibaldi (Segreteria nazionale Fiom-Cgil)
Futuro e pace: questo è ciò che ha saldato e fatto scendere in piazza realtà sociali, giovani e lavoratori insieme.
Le prime assemblee nelle aziende metalmeccaniche le abbiamo fatte di fronte a lavoratori che avevano sulle spalle 40 ore di sciopero per rinnovare il contratto nazionale, rispetto al quale dobbiamo ancora confrontarci con una controparte indisponibile ad aumentare i salari oltre l’inflazione; poteva andare male, i lavoratori avrebbero potuto dirci che Gaza è lontana e le bollette da pagare vicine, e invece non è successo.
Forse ha influito la memoria dei loro padri che in questo Paese, lottando contro fascismo e guerra, hanno difeso fabbriche e salari, ma sicuramente a contagiarli è stata la forte reazione dei giovani che hanno subito occupato scuole e università, determinando un risveglio delle coscienze.
Hanno, cioè, aiutato a capire con facilità come le cose stiano insieme e come la lotta per la casa, per una scuola pubblica e libera, per un lavoro non precario, per un futuro nel quale si investe con politiche industriali che siano alternative alla riconversione sull’economia di guerra facciano parte dello stesso intreccio e come tale debbano agire insieme.
Lo sciopero generale è stato un inizio, serve continuare a parlarsi e a scendere in piazza insieme, ognuno con le proprie pratiche ma tutti con lo stesso obiettivo: impedire che economia di guerra e autoritarismo distruggano le nostre vite, proprio come abbiamo fatto da subito nelle mobilitazioni contro il Ddl sicurezza.
Questo rende il Movimento nato e di cui dobbiamo prenderci cura tutt’altro che temporaneo, proprio perché non nasce a freddo ma da un percorso comune e da consapevolezze che vanno allargate.
Sabato 25 ottobre 2025 siamo scesi in piazza come Cgil insieme ad alcune associazioni per dire no a questa manovra che risponde di nuovo alla guerra con gli investimenti in armi; continueremo la mobilitazione a novembre e dicembre se necessario, perché le risposte su salari e precarietà non possono più aspettare.
Occorre cambiare il segno di questa Legge di bilancio e rinnovare i Ccnl di categoria, rivendicando la crescita salariale a partire dal contratto dei metalmeccanici (ancora fermo dopo un anno di mobilitazioni). Bisognerà essere ognuno nelle proprie piazze e ognuno nelle piazze degli altri perché nel camminare insieme le piazze sono di tutti e sono senza padroni.
È una scommessa, ma il rischio se ci fermassimo o dividessimo con pretese di egemonia è alto e lo sappiamo.
La nostra mobilitazione deve varcare i confini in Europa, dove sta partendo ma con ancora troppi tentennamenti da parte di sindacati con i quali il confronto è continuo: la posizione che come Fiom-Cgil abbiamo tenuto nel confronto con gli altri sindacati è molto chiara – NO alla riconversione delle fabbriche in armi e rilancio dell’industria europea a partire dai settori strategici – e, sulla base di questi obiettivi, costruire una mobilitazione europea per smascherare il volto di un’Europa fatto di armi e autoritarismo.
Un volto già respinto nel secolo scorso dalla classe lavoratrice.
Insieme al contrasto all’economia di guerra occorre rivendicare un cambio della manovra che sia orientato a dare risposta alle lavoratrici e ai lavoratori, ai pensionati e soprattutto ai giovani, diventa un imprescindibile mezzo per dare continuità alla mobilitazione e al Movimento stesso.
La straordinaria mobilitazione di scuole e università, insieme alle realtà sociali nel nostro Paese, va sostenuta da parte nostra non solo con appuntamenti comuni ma anche con la condivisione di merito e obiettivi, dal contrasto alla Legge di bilancio al prosieguo della lotta contro la cultura repressiva che questo governo ha legittimato con il Decreto sicurezza.
Non a caso il nostro percorso comune parte e si intensifica proprio da lì, con la grande manifestazione di Roma nel giugno scorso.
Stare dentro un grande Movimento popolare come quello che ha riempito le piazze e bloccato le città significa per noi rilanciare in avanti, dando forma e concretezza a percorsi e progetti comuni non solo a partire da quello che contrastiamo ma anche con l’ambizione di disegnare un cambiamento della società; ognuno mettendo a disposizione le proprie pratiche con tappe anche convergenti, con un lavoro continuo di alternanza tra i propri luoghi (che per noi sono le fabbriche) e quelli comuni da costruire insieme; passando da una vertenzializzazione delle lotte contro lo sfruttamento e la guerra alla generalizzazione necessaria ad aprire un nuovo orizzonte.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

