A quasi 80 anni dalla Dichiarazione universale, diritti umani fondamentali sotto pressione

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10 dicembre 1948, Eleanor Roosevelt presenta la Dichiarazione universale dei diritti umani (fonte Wikipedia)

di Laura Renzi (coordinatrice campagne Amnesty International Italia)

Nel 1948, quando la comunità internazionale adottò la Dichiarazione universale dei diritti umani, il mondo si impegnò a garantire a ogni persona libertà, dignità e giustizia.

Oggi, a quasi ottant’anni di distanza, le ricerche condotte da Amnesty International in tutto il mondo rivelano, con allarme, che quei diritti fondamentali sono messi sotto pressione in molteplici contesti globali, a causa di conflitti armati, politiche repressive, tendenze autoritarie e indebolimento delle Istituzioni multilaterali.

L’ultimo Rapporto annuale (2024-2025) di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo[1] documenta un diffuso arretramento in oltre 150 Paesi: gli spazi per il dissenso pacifico si restringono, le libertà civili vengono limitate, le protezioni internazionali vengono indebolite e le risposte istituzionali ai conflitti sono spesso inadeguate.

La denuncia di Amnesty International riguarda non casi isolati, ma tendenze globali che mettono in pericolo la vita di milioni di persone e la stessa idea di diritti universali.

Uno degli scenari più drammatici recentemente analizzati dall’Organizzazione è il conflitto nella Striscia di Gaza. Amnesty International ha concluso che alcune delle condizioni a cui è sottoposta la popolazione palestinese – tra blocchi, fame forzata, privazione deliberata di accesso agli aiuti umanitari, carenze di beni essenziali e distruzione delle infrastrutture – configurano una condotta che può essere ragionevolmente interpretata come genocidio[2].

Questa tragedia non è un’eccezione isolata. In molti teatri di guerra – dalla Siria al Sudan, dalla Repubblica Democratica del Congo all’Ucraina – Amnesty International evidenzia che le norme del diritto internazionale umanitario vengono regolarmente violate, con civili colpiti da attacchi indiscriminati, privati dell’accesso ai servizi essenziali e costretti alla fuga.

La protezione delle persone in conflitto, sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, appare quindi sempre più fragile e subordinata agli interessi geopolitici delle potenze coinvolte.

Parallelamente alle violazioni nei conflitti armati, Amnesty International segnala un preoccupante aumento delle pratiche autoritarie e delle restrizioni delle libertà democratiche.

Sempre secondo il Rapporto 2024-2025, si è assistito a una diffusione di politiche e legislazioni che limitano il diritto di protesta, criminalizzano il dissenso pacifico e riducono lo spazio civico, mentre tecnologie non adeguatamente regolamentate vengono impiegate per sorvegliare e controllare la popolazione, minando la libertà di espressione, la privacy e la partecipazione politica[3].

Anche negli Stati Uniti Amnesty International ha denunciato un’accelerazione di queste tendenze. In un Rapporto pubblicato il 20 gennaio 2025[4] l’Organizzazione ha documentato l’aumento delle pratiche autoritarie sotto la presidenza di Donald Trump, come la chiusura dello spazio civico e l’indebolimento dello stato di diritto, che stanno erodendo i diritti umani negli Stati Uniti e non solo.

Il rapporto illustra 12 aree, interconnesse tra loro, in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà di espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo. Queste pratiche stanno indebolendo le protezioni fondamentali dei diritti umani e hanno ridotto l’impegno multilaterale del Paese, con un impatto negativo a livello globale.

Questo arretramento dei diritti non riguarda soltanto Paesi attraversati da conflitti o governi apertamente autoritari, ma investe anche l’Europa.

In Italia, in particolare, Amnesty International ha documentato numerosi elementi di preoccupazione, tra cui l’uso eccessivo della forza da parte delle Forze di polizia contro persone manifestanti pacifiche, la compressione del diritto di protesta e l’erosione progressiva dello spazio civico.

Particolarmente critiche sono le condizioni di detenzione amministrativa delle persone migranti nei Centri per il rimpatrio (Cpr)[5], giudicate incompatibili con gli standard internazionali di tutela della dignità umana.

Un ulteriore segnale allarmante riguarda la criminalizzazione della solidarietà, con restrizioni e ostacoli alle attività di soccorso in mare svolte da organizzazioni umanitarie, che compromettono il diritto alla vita delle persone migranti.

Nel suo complesso, questo quadro evidenzia una tendenza coerente con quanto si osserva a livello globale: un progressivo indebolimento delle garanzie democratiche e del Diritto internazionale e una normalizzazione di pratiche che limitano diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione universale. Anche il sistema multilaterale di protezione dei diritti umani si trova oggi sotto attacco, con Stati che mettono in discussione la legittimità delle Nazioni unite, delle corti internazionali e degli strumenti di giustizia globale, rendendo sempre più difficile la tutela effettiva dei diritti.

Tuttavia, la storia dei diritti umani è anche una storia di resistenza, mobilitazione e conquiste civili, e il ruolo della società civile rimane centrale per contrastare la regressione in atto.

A quasi ottant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, il mondo non è chiamato solo a realizzarne i principi, ma a difenderli da un arretramento che appare ormai strutturale.

La direzione che prenderà il futuro dipenderà dalla capacità collettiva di riaffermare quei valori universali che, oggi più che mai, risultano indispensabili.

 

[1] https://www.amnesty.it/rapporto-2024-2025-crisi-globale-dei-diritti-umani/

[2] “Israele sta commettendo genocidio contro la popolazione palestinese a Gaza”, 5 dicembre 2024 https://www.amnesty.it/israele-sta-commettendo-genocidio-contro-la-popolazione-palestinese-a-gaza/

[3] https://www.amnesty.it/usa-sorveglianza-illegale-da-parte-della-polizia-di-new-york/

[4] “Ringing the alarm bells – Rising authoritarian practices and erosion of human rights in the united states”, 20 gennaio 2025 https://www.amnestyusa.org/reports/ringing-the-alarm-bells-rising-authoritarian-practices-and-erosion-of-human-rights-in-the-united-states/

[5] “Libertà e dignità: le osservazioni di Amnesty International sulla detenzione amministrativa di persone migranti e richiedenti asilo in Italia”, 4 luglio 2024 https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2024/07/Libert%C3%A0-e-dignit%C3%A0-osservazioni-sulla-detenzione-amministrativa-delle-persone-migranti-e-richiedenti-asilo-in-Italia.pdf

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 56 di Febbraio– Marzo 2026: “Democrazia a rischio estinzione

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