Intelligenza artificiale e medicina, ritorno al futuro

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“An abstract medical hologram showing the human body with icons of various practices like massage” di 紅色死神 (CC BY-NC-ND 2.0)

di Marco Caldiroli (Medicina Democratica)

 

Le reazioni alle sempre più estese applicazioni dell’Intelligenza artificiale spaziano da un accoglimento acritico delle “magnifiche sorti progressive” al timore di tecnologie terminator della specie umana.

Peraltro, il recente D.Lgs. 179/2026 introduce l’obbligo di valutazione del “rischio IA” nei luoghi di lavoro (lo aveva fatto anche il Regolamento europeo 2023/1230 sulle macchine), ma è indubitabile che vi sono applicazioni dell’IA che possono coadiuvare la prevenzione e la riduzione dei rischi lavorativi.

Tra queste divergenti ’inclinazioni‘ l’unica certezza è che tutto è nelle nostre mani e la prima comune preoccupazione è rivolta a chi detiene la proprietà e determina gli indirizzi di sviluppo: pochissimi soggetti economici a livello mondiale (ad esempio Amazon ha previsto investimenti nel 2025 superiori a 100 miliardi di dollari)[i] mentre il settore pubblico arranca nella ricerca e nella regolazione.

Nel 50esimo compleanno di Medicina Democratica possiamo riprendere quel filo presente negli scritti di Giulio Alfredo Maccacaro e di altri suoi contemporanei[ii] quando il tema dell’innovazione tecnologica in medicina è il “calcolatore elettronico” quale strumento di raccolta massiva e ordinata dei dati sanitari.

Si era in prossimità dell’approvazione della Legge 833/1978, un unico Servizio sanitario nazionale (Ssn) universalistico che avrebbe incrementato e raccolto dati sanitari che potevano generare informazione sanitaria per tutti i medici.

Anche allora l’innovazione creava timore nei medici: il “calcolatore” prometteva un risparmio di tempo (nella raccolta anamnestica, nell’automatizzazione delle analisi, nella diagnosi), nel contempo veniva considerata un terzo incomodo tra quest’ultimo e il paziente, intaccando l’“alta dignità intellettuale” dell’atto medico.

Maccacaro considerava l’introduzione dei “calcolatori” in sanità contestualmente all’osservazione della modifica epidemiologica allora in corso: da cause di morte legate alle infezioni a quelle ’moderne‘ cronico-degenerative e multifattoriali. Per questo chiedeva anche un cambiamento dell’approccio del ’riconoscimento‘ delle malattie basato sulla loro classificazione a priori e sui sintomi correlabili.

Un’ipotesi di lavoro già allora individuata (parliamo di fine anni ’60) era un approccio volto «alla costruzione di macchine costituite da reti modulabili che modificano automaticamente e progressivamente la loro struttura interna come risultato di un apprendimento ottenuto per esposizione successive di forme correttamente classificate» (cit. nota 1): la macchina utilizza i dati che le vengono messi a disposizione entro un previgente sistema classificatorio sintomi/parametri/malattie, in sostanza velocizza il percorso di cura e in particolare di diagnosi.

È un’anticipazione della forma che si sta concretizzando con l’Intelligenza artificiale per le applicazioni in campo medico/sanitario?

Cerchiamo aiuto nella definizione ’ufficiale‘ di Intelligenza artificiale: «Un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili e che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall’input che riceve come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali».[iii]

Questa definizione è parte anche dello “spazio europeo dei dati sanitari” con cui si vuole realizzare un migliore scambio di dati, una «condivisione sicura dell’anamnesi medica, a supporto delle decisioni» diagnostiche e terapeutiche; ridurre la duplicazione superflua di esami medici, facilitare ricerca e innovazione in campo medico.[iv]

Un’altra definizione è più esplicita: «L’IA è il ramo delle scienze informatiche che studia lo sviluppo di sistemi hardware e software dotati di specifiche capacità tipiche dell’essere umano e in grado di perseguire autonomamente una finalità definita prendendo decisioni di solito affidate agli esseri umani».

Non una simulazione della “intelligenza umana” ma una sostituzione dell’uomo nelle decisioni ’corrette‘, più ’probabili‘ date le informazioni processate.

Il dottor Guido Bertolini dell’Istituto ‘Mario Negri’ ci segnala che «Se la sfida dichiarata dell’Intelligenza artificiale è fare a meno dell’intelligenza umana, quale ruolo resta al medico? … quello di decidere per quali problemi valga la pena rinunciare all’intelligenza umana, senza porsi in competizione con la macchina: affidare al “calcolatore” ciò che sa fare meglio e riservare al medico ciò che la macchina non può fare…. Forse il criterio non è più quello, proposto da Maccacaro, della distinzione fra diagnosi facili, delegabili al “calcolatore”, e diagnosi difficili, riservate al medico: Maccacaro non poteva prevedere l’avvento di modelli come GPT. Restano tuttavia ambiti, come l’intuizione, la creatività e l’immaginazione, che la macchina non può presidiare: un modello linguistico restituisce l’esito più probabile, ma non crea nulla di nuovo».

Giulio Alfredo Maccacaro comunque ci ’spiazzava‘ già 50 anni fa quando segnalava che la diagnosi di malattia (con o senza il “calcolatore”) non bastava più, occorreva passare alla diagnosi di salute ovvero mettere a disposizione tutti gli strumenti disponibili per obiettivi di prevenzione, a partire da quella primaria.

Intravede nel “calcolatore” uno strumento per sostenere il nuovo approccio alle ’nuove malattie‘ di tipo degenerativo con cause multifattoriali e ’sviluppi‘ graduali fino alla cronicità, e all’applicazione a un’epidemiologia prevenzionale.

Lo scatto in avanti e il rischio di delegare all’Intelligenza artificiale le decisioni sulla base della risposta più ’probabile‘ rispetto alle informazioni ricevute per il suo autoapprendimento finisce per costringere, ora come allora, a ripensare il ruolo del medico e il paradigma salute/malattia ancora presente.

Sempre il dottor Bartolini tocca questo aspetto quando afferma che «Non dobbiamo pensare alla dicotomia tra il medico e l’intelligenza artificiale, ma casomai tra il medico e il medico-con-l’intelligenza-artificiale. (…) Se continuiamo a concepire la medicina in quel modo, sappiate che l’intelligenza artificiale supererà i medici velocissimamente. Dobbiamo capire quali sono le funzioni che davvero non possono essere sostituite, e su quelle impostare la medicina del futuro».

Non si può, infine, sottacere che l’IA non vive su una nuvola di dati virtuali ma si nutre di materia ed energia come sanno le popolazioni interessate dalla moltiplicazione dei Data center.

Tra gli impatti ambientali va considerata la fame di energia di cui disporre costantemente, risospingendoci nelle fauci dei combustibili fossili se non alle ’piccole‘ centrali nucleari … a loro volta determinanti di salute e di malattia.

 

[i] Nel 2025 la spesa italiana per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti specifici in IA e analytics sono passati da 121 milioni di euro nel 2022 a 228 milioni, crescendo di quasi il 90% in tre anni (fonte Welfair “Osservatorio per l’IA in Sanità”, 2026).

[ii] Giulio Alfredo Maccacaro Per una medicina da rinnovare. Scritti 1966-1976(Feltrinelli, 1979); ristampato con introduzione di Chiara Giorgi (PGreco, 2025)

[iii] Regolamento UE 2024/1689 che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale

[iv] Regolamento UE 2025/327 sullo spazio europeo dei dati sanitari

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 58 di Novembre – Dicembre 2026: “Né artificiale, né intelligente”

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