L’intelligenza artificiale deve essere “disarmata”

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Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV (fonte EDB)

di Antonio De Lellis (Pax Christi)

 

La prima enciclica di Papa Leone XIV, intitolata Magnifica Humanitas, promulgata il 25 maggio 2026, affronta il tema della custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Nei momenti chiave della storia, la Chiesa è chiamata a decifrare ’cose nuove‘ alla luce del Vangelo e della dignità della persona.

Leone XIII, 135 anni fa, osservò la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante.

Oggi ci si trova di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino più grandi.

Nel suo intervento di presentazione è stato lo stesso Papa Leone XIV a sottolineare come l’intelligenza artificiale (IA) tocchi già molti ambiti della nostra vita e incida su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.

 

L’enciclica Magnifica Humanitas è nata dall’ascoltare scienziati e ingegneri che lavorano con entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani.

Il Papa avverte che ha ricevuto voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare: «Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenze».

Ecco perché è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica Humanitas: l’intelligenza artificiale deve essere “disarmata”.

 

La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana.

In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune.

Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. Questa vigilanza è necessaria oggi. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio.

 

Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire.

Ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.

Leone XIV sottolinea come «Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti».

Il vero sviluppo riguarda ogni persona e tutta la persona.

“Ogni” significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati.

Solo con questa visione integrale l’intelligenza artificiale potrà essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le Istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.

Con l’enciclica Magnifica Humanitas la Chiesa dichiara: «Non possediamo risposte tecniche, né cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile».

 

Tra i relatori intervenuti all’evento di presentazione organizzato dalla Santa Sede vi è stato Chris Olah. Le riflessioni proposte dal co-fondatore di Anthropic risultano di particolare interesse, sia per la fonte da cui promanano sia per la sede istituzionale in cui sono state esposte.

Espongo alcuni punti qualificanti del suo intervento.

  1. Il valore del confronto critico

Chris Olah fa presente come nella costante esigenza di mantenere il passo con lo sviluppo tecnologico, le AI companies si trovano spesso in difficoltà nel compiere le scelte ’giuste‘, dovendo operare tra vincoli e incentivi e cercando di ottenere il massimo.

È quindi fondamentale, per il buon funzionamento dell’intelligenza artificiale, che vi siano persone preoccupate per la sicurezza dei sistemi, che esprimano con fermezza la propria posizione critica. Solo grazie a questo confronto l’umanità potrà raggiungere nuovi traguardi.

Olah sottolinea inoltre che è errata la concezione, diffusa, secondo cui l’intelligenza artificiale sia e debba essere governata soltanto da ingegneri e informatici perché le somiglianze dei sistemi di IA con il cervello umano li rendono altrettanto complessi, talvolta perfino misteriosi, anche per coloro che li addestrano.

  1. La povertà su larga scala

Gli ambiti di attenzione indicati da Olah nei quali è fondamentale che la Chiesa – ma non solo – mantenga un controllo costante.

È verosimile che l’IA sostituisca l’uomo in molte attività lavorative, e ciò renderebbe necessario sostenere le categorie colpite. Inoltre, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è nelle mani di poche nazioni dotate di notevoli risorse economiche, ma quelle meno abbienti non possono essere lasciate indietro.

È possibile avere un futuro rigoglioso per l’umanità, come l’IA promette? Se l’IA è destinata a diffondersi, come potranno le famiglie e gli esseri umani vivere una vita piena e realizzata?

Occorre dare un giudizio attento sulla natura dei modelli di intelligenza artificiale. Olah riferisce di trovare, sempre, nella propria attività di studio e di ricerca, elementi ”misteriosi“ all’interno dei modelli.

Si tratta di elementi tipici delle neuroscienze, paragonabili all’introspezione, alla gioia, alla soddisfazione, alla paura, alla rabbia e all’inquietudine. Il co-fondatore di Anthropic esprime la propria preoccupazione al riguardo, non riuscendo a comprendere fino in fondo di che cosa si tratti, e ne trae la necessità di mantenere un controllo attento.

  1. Conclusioni

Olah conclude il proprio discorso affermando la necessità di un controllo attento, sia da parte dei singoli individui sia da parte delle Istituzioni, specie quelle religiose.

Deve trattarsi dell’inizio di una profonda collaborazione tra coloro che stanno «costruendo tutto questo e chi riesce a vedere aspetti non percettibili dall’interno».

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 58 di Novembre – Dicembre 2026: “Né artificiale, né intelligente”

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