La generazione GaZa (o MaranZa, a Meloni piacendo) è definitivamente in campo

Condividi:

Loading

di Marco Bersani, Attac Italia

Foto da: USB Unione Sindacale di base

Lo sciopero generale del 30 ottobre è stata una straordinaria giornata di mobilitazione sociale.

Innanzitutto perché è stata la prima giornata internazionale di sciopero dei lavoratori portuali contro la guerra e il trasporto delle armi, che ha coinvolto e bloccato 103 porti in 17 diversi Paesi. Il segnale di una fondamentale internazionalizzazione della lotta al riarmo e all’economia di guerra.

In secondo luogo – e il merito va tutto all’Unione Sindacale di Base – perché in Italia alla lotta dei lavoratori portuali è stato agganciato uno sciopero generale, questa volta non rituale, che ha permesso ai movimenti studenteschi, da settimane nelle piazze, una prima saldatura con il mondo del lavoro.

Il 30 ottobre sono scesi in piazza centinaia di migliaia di giovani che occupando strade, tangenziali e stazioni ferroviarie, hanno bloccato il Paese, segnando una netta sconfitta del governo Meloni da diversi punti di vista.

Il primo è testimoniato dal fallimento del tentativo di criminalizzare un’intera generazione, portato avanti con determinazione da oltre due anni di decreti sicurezza e amplificatosi esponenzialmente dopo il riot di metà ottobre nel centro di Milano. La generazione Z non solo non si è fatta intimidire da otto decreti approvati per impedirne la protesta, ma ha riprodotto nelle strade e nelle piazze la stessa forza espressa lo scorso autunno nelle mobilitazioni per Gaza e contro il genocidio.

Il secondo è testimoniato dal fallimento del tentativo di isolare le lotte giovanili dal contesto concreto e quotidiano di una società e di un’economia che si vuole indirizzare verso la guerra, comprimendo salari, reddito, diritti e futuro. Le ragazze e i ragazzi che hanno invaso le piazze hanno affermato con determinazione il loro No alla guerra, al riarmo, al genocidio e all’autoritarismo e il loro Sì ad investire tutte le risorse collettive per una società che abbia al centro la giustizia sociale e la giustizia climatica.

Il governo è in netta difficoltà e, mentre si appresta ad approvare una Legge di Bilancio dove le risorse saranno indirizzate al riarmo e al conseguente taglio delle spese sociali, è costretto a prendere atto di un’insanabile frattura che attraversa la società e che vede le giovani e i giovani in campo per riprendersi un futuro sinora a loro negato.

Non è un’onda solo italiana, come testimoniano le mobilitazioni che da mesi vanno avanti in Francia, in Spagna e in Germania (nonché le decine di rivolte giovanili in altrettanti Paesi del pianeta) ed è il segnale che qualcosa di profondo sta avvenendo come risposta alle oligarchie tecno-finanziarie e al loro mondo di guerra, crisi ecoclimatica, povertà e sottrazione di democrazia.

L’insieme di questi movimenti ha già un prossimo fondamentale appuntamento: il 20 novembre ci sarà il primo sciopero studentesco europeo “per il nostro futuro, contro le loro guerre”, giornata promossa dalla coalizione sociale “Stop Rearm Europe” e che segnerà un altro importante passaggio nella lotta contro la deriva bellicista dell’Unione Europea. In quell’occasione, diversi sindacati di Paesi europei – in Italia la Cgil – hanno proclamato una giornata di sciopero generale.

Le mobilitazioni sociali e sindacali, in vista dell’approvazione della Legge di Bilancio, sono destinate ad aumentare ed amplificarsi. Sarebbe importante che tutte convergessero sulla giornata del 20 novembre per dare forza alla prima mobilitazione europea di una generazione che qualcuno ha cercato di definire “maranza”, ma che si muove da sempre con Gaza nel cuore.

Se sei arrivato fin qui, vuol dire che ti interessa ciò che Attac Italia propone. La nostra associazione è totalmente autofinanziata e si basa sulle energie volontarie delle attiviste e degli attivisti. Puoi sostenerci aderendo online e cliccando qui . Un tuo click ci permetterà di continuare la nostra attività. Grazie"