Elezioni in Sassonia: grazie Mr. Draghi, grazie Mrs. Von der Leyen!

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AFD di doubichiou14 (CC BY-NC-ND 2.0)

di Marco Bersani

Le recenti elezioni in Sassonia-Hanhalt, regione tedesca dell’ex-Germania est, hanno visto lo schiacciante successo di Alternative fur Deutschland (Afd), formazione di estrema destra che si ispira direttamente al nazismo, che ha raccolto il 44% dei voti in un’elezione con una massiccia partecipazione al voto (quasi l’80%).

Le prime analisi del voto dicono che a votare per Afd siano stati il 42% dei giovani, il 60% degli operai e il 65% delle persone in difficoltà economiche.

In tutta Europa, questo terribile risultato ha prodotto commenti trasversali abbastanza unanimi, contrassegnati dall’allarme per la democrazia e dalla ricerca dell’unità delle forze liberali e democratiche contro il pericolo fascio-populista.

Peccato che la cifra di tutti questi commenti sia segnata dal “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”, nonché dalla totale assenza di riflessione sul perché sia successo tutto questo, nonché sul fatto che a votare per i nazisti sia stata una parte preponderante di un elettorato che dovrebbe sentirsi parte di un sistema valoriale riconducibile alla sinistra.

Il motivo principale di questa assenza di analisi risiede in un unico elemento: chiedersi il perché comporterebbe un giudizio pesantissimo sulle politiche europee e nazionali portate avanti trasversalmente negli ultimi quarant’anni, a partire dall’unificazione della Germania, che, invece di celebrare una ritrovata unità dopo la caduta del muro di Berlino, si è rivelata una vera e propria annessione da parte della Germania ovest, che in breve tempo ha dismesso e privatizzato tutto l’apparato industriale delle regioni dell’est, rendendo povera ed estremamente precaria la vita di milioni di persone, alle quali il socialismo reale non aveva garantito alcuna libertà, ma senz’altro una importante sicurezza sociale.

E se l’Unione Europea, pur nata come progetto conservatore, si era comunque affermata nell’anelito di due importanti promesse –lo stato sociale e la pace– ci hanno pensato quattro decenni di politiche liberiste e di austerità a smantellare il primo (con Mario Draghi come massimo promotore) e le recenti politiche di riarmo e di guerra (con Ursula Von der Leyen come massima ispiratrice) a far sparire dall’orizzonte la seconda.

Sono questi i terreni fertili che hanno nel tempo fatto emergere i sovranismi, i nazionalismi, i populismi e i fascismi vecchi e nuovi, fino alla presa del potere (per ora solo regionale) di una forza nazista in Germania, ottanta anni dopo l’abbattimento del Terzo Reich.

Ciò che continua a mancare nella riflessione politica è l’estrema frustrazione che attraversa amplissime fasce della società che si vedono immerse dentro una diseguaglianza sociale senza precedenti, una crisi ecoclimatica che mette a repentaglio il presente e il futuro, un orizzonte di riarmo e di guerra che brucia la ricchezza sociale relegando ciascuna persona alla solitudine competitiva.

In questo quadro, sono possibili solo due direzioni: o una svolta radicale verso un’alternativa di società (altro che la rincorsa dei moderati) che ricostruisca un orizzonte di speranza, o l’emersione di un rancore di massa, prodromico alla barbarie, che è ciò che si è espresso con il voto in Sassonia (e non solo).

Se si vuole davvero sconfiggere l’ondata nera che sta progressivamente attraversando il pianeta, non basta certo una generica difesa della democrazia (peraltro sempre più consegnata ai grandi oligopoli finanziari).

Occorre riaprire una visione del mondo radicalmente alternativa al modello esistente, a partire da sei punti fondamentali: a) fermare il riarmo e le politiche di guerra; b) stracciare il Trattato di Maastricht e rifondare l’Europa dal basso; c) redistribuire la ricchezza prodotta con potere d’acquisto ai salari, reddito per tutti e una politica fiscale fortemente progressiva; d) trasformare l’economia e la società a partire dal contrasto alla crisi ecologica e climatica; e) far tornare il Mediterraneo ad essere un mare e non un cimitero; f) democrazia partecipativa e autogoverno cooperativo delle comunità territoriali.

Perché o la sinistra rivendica il pane, le rose, la pace e un vento da poter respirare o semplicemente non è.

 

 

 

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