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di Bela Breitner (portavoce di “Schulstreik gegen Wehrpflicht” – Sciopero studentesco contro la coscrizione obbligatoria)
La Germania si sta militarizzando a un livello mai visto dalla Seconda guerra mondiale.
Mentre la previdenza sociale e altri sussidi vengono tagliati e costantemente attaccati, la spesa militare aumenta. Produttori di armi come Rheinmetall e Thyssenkrupp hanno registrato profitti in forte crescita.
Il governo ha approvato crediti illimitati per la guerra. La Germania si sta preparando a un conflitto e il governo ha esplicitamente dichiarato che il Paese dovrà essere «pronto alla guerra» entro il 2029. Oltre alla spesa militare, la coscrizione obbligatoria sarà una misura essenziale.
In Germania si discute da tempo di una possibile reintroduzione della leva obbligatoria. A partire dal 2024 si sono formate alleanze e si sono svolte proteste contro questa idea, ma per la prima volta non hanno avuto grande seguito.
Mi sono impegnato attivamente conducendo sondaggi e chiedendo alla gente quale posizione avesse maturato riguardo alla coscrizione. Spesso venivamo derisi: molti ritenevano assurdo che un provvedimento del genere potesse essere reintrodotto. Poi, nell’autunno del 2025, è stato annunciato il graduale ripristino della coscrizione obbligatoria. Una legge in tal senso sarebbe stata approvata il 5 dicembre 2025. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Ai giovani del nostro Paese, costretti a trascorrere la maggior parte della giornata in edifici scolastici fatiscenti a causa di un sistema educativo drasticamente sottofinanziato, non viene offerta alcuna prospettiva. Guerra, cambiamenti climatici e crescente disoccupazione giovanile sono i temi che ci assillano. Anziché agire concretamente per migliorare le nostre vite, il governo vuole usare i giovani per infoltire i ranghi dell’esercito. L’obiettivo dichiarato è rendere la Bundeswehr (le Forze armate tedesche) il più potente esercito convenzionale d’Europa.
Il governo vuole fare della Germania una “potenza leader” in Europa.
Quando è troppo, è troppo. Per questo motivo, in diverse città, giovani studenti hanno avviato una discussione su come affrontare la situazione. Come combattere la coscrizione obbligatoria? Le sole manifestazioni non sembravano sufficienti. Così hanno deciso che fosse necessario un passo ulteriore. È nata l’idea di uno sciopero scolastico nazionale il 5 dicembre 2025, il giorno in cui sarebbe stata approvata la legge sulla coscrizione. L’idea ha preso rapidamente piede e in molte città si sono formati comitati di studenti di diversa estrazione sociale. Ma avevano tutti una cosa in comune: si opponevano alla leva obbligatoria ed erano pronti ad attivarsi per combatterla.
Iniziarono i preparativi, si tennero discussioni, vennero stampati adesivi e manifesti e la notizia si diffuse. Stavamo assistendo alla nascita di un Movimento.
Alla vigilia del primo sciopero, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha ritenuto necessario pubblicare un video su Instagram in cui elogiava i coraggiosi studenti, chiarendo però, allo stesso tempo, che senza la coscrizione obbligatoria non saremmo stati in grado di difendere il diritto democratico di protesta.
Ciò che abbiamo visto da allora dipinge un quadro ben diverso. Gli studenti sono stati multati, rinchiusi nelle loro scuole e alcuni di loro addirittura arrestati per aver partecipato allo sciopero. Il governo si dipinge sempre come democratico mentre allo stesso tempo reprime il dissenso, come nel caso degli studenti in sciopero.

Ma torniamo al 5 dicembre 2025. Nei giorni precedenti lo sciopero, nessuno era in grado di prevedere quanto sarebbe stato grande. Nel pomeriggio di quel giorno, lo abbiamo scoperto: 55.000 persone, provenienti da oltre 90 città diverse, erano scese in piazza per protestare contro la coscrizione obbligatoria e la militarizzazione.
È stato un evento enorme, soprattutto in un paese come la Germania dove non esiste una cultura di protesta attiva come in altri Paesi, come l’Italia o la Francia. Abbiamo seguito da vicino il dibattito in Parlamento e, come previsto, la legge è passata senza troppe resistenze. I politici tedeschi chiaramente non si curano delle rivendicazioni dei giovani del nostro Paese.
I media si sono subito interessati alla vicenda: nei giorni precedenti, durante il giorno dello sciopero e in quelli successivi, siamo stati sommersi di richieste di interviste da parte dei giornalisti.
Lo sciopero scolastico ha fatto notizia e molte persone sono state solidali con la nostra iniziativa. Ma non tutti: abbiamo assistito a una forte reazione negativa da parte di politici, dirigenti scolastici e, in alcuni casi, persino della polizia.
Lo Stato tedesco mostra la propria ipocrisia affermando da un lato la necessità della coscrizione e della militarizzazione per difendere i nostri diritti democratici, come la libertà di espressione, mentre dall’altro, quando migliaia di giovani esercitano davvero il proprio diritto alla libertà di espressione, questi subiscono una dura reazione repressiva.
Abbiamo assistito alla stessa dinamica anche durante la seconda giornata di sciopero, indetta il 5 marzo 2026, esattamente tre mesi dopo la prima. Sebbene la data in sé non avesse un significato particolare, lo sciopero si è rivelato di enorme portata. Eravamo di nuovo oltre 50.000 persone, ma questa volta in più di 140 città. I mesi tra dicembre 2025 e marzo 2026 sono stati dedicati alla formazione dei comitati di sciopero, al dialogo con le persone e all’organizzazione della protesta. Questo lavoro continua ancora oggi.
L’8 maggio è un giorno speciale in Germania, perché è il Giorno della Liberazione, il giorno della capitolazione dei nazisti e quindi della fine della Seconda guerra mondiale in Germania. Vogliamo usare questa data per chiarire in modo inequivocabile quanto il militarismo tedesco rappresenti un pericolo.
Molte delle aziende che hanno tratto profitto durante il Terzo Reich sono ancora presenti oggi e traggono attivamente profitto dalla militarizzazione in corso. Tutto questo deve finire. Mai più dovrà partire una guerra dal suolo tedesco, mai più la Germania dovrà avere la possibilità di seminare distruzione e infliggere sofferenze ad altri popoli.
Lo sciopero dell’8 maggio è stato un enorme successo!
C’erano 45.000 persone per strada, in 150 città, unite dal nostro rifiuto della coscrizione e della militarizzazione.
Anche se la copertura mediatica è stata molto più bassa, più critica e, a volte, persino ostile, siamo riusciti a proseguire la nostra lotta con un forte terzo giorno di sciopero. Non senza qualche difficoltà: alcune scuole hanno rinchiuso gli studenti all’interno degli edifici scolastici per impedire loro di partecipare allo sciopero; a Berlino e Monaco diversi studenti sono stati arrestati per aver urlato slogan.
È evidente che la nostra protesta sta funzionando, se il governo arriva persino ad arrestare gli studenti!
Contro cosa stiamo lottando?
La legge approvata il 5 dicembre 2025 non rappresenta ancora una reintroduzione completa della coscrizione obbligatoria, ma piuttosto un importante passo in quella direzione. A partire dal 1° gennaio 2026, al compimento dei 18 anni, tutti riceveranno una lettera dell’esercito con un questionario. I ragazzi saranno obbligati a compilarlo, mentre le ragazze, per ora, no.
A partire dal 1° luglio 2027, saranno reintrodotte le visite mediche obbligatorie.
Sebbene queste misure da sole non costituiscano un ritorno completo della coscrizione, il governo ha chiarito che, qualora non fossero sufficienti a incrementare il numero di soldati attivi fino al livello desiderato, si discuterà di una possibile reintroduzione della coscrizione generale. Riteniamo che il governo stia optando per una reintroduzione graduale della coscrizione con l’obiettivo di limitare le proteste. Finora, almeno, questo non ha funzionato, come dimostra il nostro Movimento.

Costruire l’organizzazione
Un solo sciopero non è bastato a fermare i piani del governo. Abbiamo bisogno di un’azione costante, abbiamo bisogno di un Movimento.
Per questo, a febbraio e ad aprile di quest’anno, abbiamo tenuto due grandi conferenze dedicate allo sciopero, nelle quali abbiamo discusso le nostre rivendicazioni e i nostri obiettivi come Movimento. In entrambe le occasioni, hanno partecipato oltre 200 studenti provenienti da tutta la Germania e abbiamo avuto discussioni realmente proficue.
A febbraio, abbiamo definito cinque rivendicazioni principali:
- No alla leva obbligatoria – no al servizio obbligatorio!
- Soldi per l’istruzione, il welfare e la tutela dell’ambiente, anziché per gli armamenti e i preparativi bellici!
- No all’esercito nelle scuole! Consulenza per l’obiezione di coscienza per tutte le classi di diplomandi!
- Istituire comitati di sciopero in ogni scuola e garantire il diritto di sciopero agli studenti!
- Disarmo invece di riarmo! Negoziare anziché sparare!
Ad aprile abbiamo inoltre discusso della nostra volontà di essere attivi anche in occasione della “Giornata dei Veterani”, che in sostanza è uno spettacolo propagandistico per le Forze armate tedesche.
Continueremo la nostra attività anche durante l’estate e ci assicureremo di non lasciare che l’esercito e il governo la facciano franca con i loro progetti!
Sappiamo che il solo impegno degli studenti non può impedire la guerra. Per questo cerchiamo di costruire un collegamento con i sindacati e le iniziative di pace. Collaboriamo con chiunque sia sinceramente impegnato nella lotta contro la coscrizione obbligatoria. Per questo lavoriamo anche con le organizzazioni giovanili e i partiti politici. La lotta contro la coscrizione è legata a molte altre battaglie, quindi è giusto che molti studenti si impegnino anche in altre lotte politiche.
La nostra lotta continuerà
Proseguiremo la nostra lotta finché le nostre richieste non saranno soddisfatte.
Non sarà una lotta facile, ma è giusta e necessaria. La guerra non è nel nostro interesse. Non saranno i figli del nostro Cancelliere a essere mandati in guerra, saremo noi.
Abbiamo molto più in comune con i giovani di altri Paesi che con i politici e i dirigenti che vogliono mandarci in guerra.
Voglio concludere con uno slogan che abbiamo usato in tutti i nostri scioperi e nelle altre manifestazioni: «I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono un futuro!».

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 57 di Giugno – Luglio 2026: “Giovani e territori in movimento”

