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di Guido Lutrario (Usb – Disarmiamoli)
Quando la mattina del 22 settembre 2025 piazza dei Cinquecento a Roma si è riempita oltremisura, si è capito che erano successe almeno due cose di grande rilevanza: che lo sciopero generale indetto dall’Usb era pienamente riuscito, a dispetto di quello della Cgil del venerdì precedente (19 settembre 2025), che era stato dichiarato proprio per far fallire quello del 22, e che era scoppiato un nuovo Movimento di massa indisponibile a farsi addomesticare ancora una volta dalla falsa opposizione dei partiti del campo largo e dalla sua organizzazione sindacale di riferimento, la Cgil di Maurizio Landini.
Il fondamento è stato l’orrore di due anni interi di incessanti bombardamenti sulla popolazione palestinese, messo a confronto con l’ipocrisia complice del governo Meloni e l’indifferenza delle opposizioni. C’erano voluti quasi due anni, infatti, perché il campo largo indicesse la prima manifestazione sulla Palestina (7 giugno 2025), peraltro su una piattaforma intrisa di ambiguità e priva di una chiara condanna dello Stato terrorista di Israele e dell’ideologia sionista.
Il Movimento che ha riempito le piazze di tutt’Italia ha un punto di vista radicale sulla questione palestinese, che risulta indigesto a tutto il centrosinistra: esplicita e netta la condanna di Israele, presa d’atto del genocidio, riconoscimento dei diritti del popolo palestinese. Ed è il primo soggetto politico che è riuscito a mettere seriamente in difficoltà il governo Meloni e a costringerlo ad assumere alcune posizioni inimmaginabili fino a qualche settimana prima, compreso il tiepido e condizionato riconoscimento dello Stato di Palestina.
Lì dove l’opposizione parlamentare ha miseramente fallito, senza mai riuscire a scalfire la stabilità del governo Meloni, è invece riuscito un Movimento con posizioni chiare che è andato dritto contro il governo, accusandolo di complicità con lo Stato sionista e incapace di difendere i nostri concittadini, imbarcati sulla Global Sumud Flotilla, e illegittimamente arrestati da Israele.
Il detonatore del Movimento è stato l’incrocio di almeno tre fattori: l’iniziativa coraggiosa e intelligente della Global Sumud Flotilla, la parola d’ordine lanciata dai portuali del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) di Genova “Blocchiamo tutto” e la scelta dell’Usb di lanciare lo sciopero generale.
E il fattore che ne ha garantito la chiarezza delle posizioni è stato il lavoro instancabile condotto per due anni da tutte quelle forze che hanno animato il movimento a sostegno dei palestinesi, che ha aiutato a usare le parole giuste e a indicare quali dovevano essere i punti di riferimento politici di tutto il Movimento.
Ma le cause di questa esplosione di popolo, però, non possono limitarsi all’orrore per quello che siamo stati costretti a vedere per due anni. Questo Movimento incarna un malessere diffuso e rende palpabile una crisi di rappresentanza che è stata confermata ancora una volta dal clamoroso astensionismo delle ultime elezioni regionali di Marche, Calabria e Toscana: un elettore su due non va più a votare.
Il disincanto e la repulsione, per non dire il disgusto, verso la classe politica, tutta la classe politica, sono ormai un dato strutturale della nostra società. Ad esso si aggiunge la mancanza di riferimenti organizzati per poter dar voce alla protesta: niente più partiti di massa, anche i sindacati hanno ormai perso credibilità e la Cgil, in particolare, è di fronte alla sua crisi più grave da diversi anni a questa parte.
È proprio questa crisi di rappresentanza e di riferimenti la vera causa della passività che abbiamo osservato in questi anni nella società italiana: un basso tasso di conflittualità e una diffusa rassegnazione.
Poi, improvvisamente, è bastato che un piccolo soggetto organizzato lanciasse un segnale di ribellione e che dal mondo del lavoro, dagli operai dei porti, si alzasse un urlo di riscossa, perché una massa moltitudinaria si mettesse in moto e rompesse gli argini.
Per anni hanno provato a convincerci che le organizzazioni fossero superate, che le bandiere andassero messe via, che occorreva rinunciare alle identità e mescolarsi in un magma indistinto. Poi, di colpo, scopriamo che l’organizzazione è un fattore indispensabile a promuovere il cambiamento, che senza riferimenti organizzati nessuno riesce a mettersi in cammino, che gli strumenti della lotta sono indispensabili per la lotta stessa, non se ne può fare senza. Scopriamo che organizzarsi è fondamentale e che solo se ci organizziamo possiamo produrre movimento.
Ora, però, già non c’è più tempo per crogiolarsi sul risveglio. È già l’ora di decidere i prossimi passi.
La tregua di Donald Trump porterà a una sospensione dei bombardamenti (meno male) anche se non risolverà il conflitto. Proveranno a rilegittimare lo Stato terrorista e a tornare a considerarlo l’unica “democrazia del Medio Oriente”: inaccettabile!
Non possiamo permettere che questo accada e contemporaneamente abbiamo da allargare l’azione di movimento contro le politiche di riarmo e gli effetti che queste stanno producendo sui nostri salari, sui prezzi, sui servizi pubblici. La complicità con Israele è figlia delle scelte guerrafondaie del governo Meloni e della Ue e si giova del fatto che le finte opposizioni hanno la stessa linea di sostegno al riarmo.
Per il nuovo Movimento è ora di tornare a bloccare tutto!
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte”

