NO AL TAGLIO DELLE PENSIONI, NO ALL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE

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di Rete 28 Aprile CGIL

 

Ora l’accordo indecente è confermato.

Cgil, Cisl, Uil hanno firmato con il governo un “memorandum d’intesa” nel quale si impegnano ad aumentare l’età pensionabile e a ridurre i coefficienti di calcolo della pensione in proporzione all’età.

Cgil, Cisl e Uil si sono impegnate ad aprire il 1 gennaio 2007 e a concludere entro marzo una trattativa sulle pensioni che sarà, dunque, solo “a perdere”.

CONSULTAZIONE SUBITO!

Chiediamo di sottoporre l’accordo a una consultazione immediata e di congelare l’adesione del sindacato al memorandum fino al pronunciamento dei lavoratori, delle lavoratrici e dei pensionati.

CAMBIARE LA FINANZIARIA

Mentre annunciano nuovi tagli alle pensioni, anche la finanziaria contiene molte sorprese negative:Ii ilCuneo fiscale: dopo aver parlato per mesi di questo provvedimento si è risolto tutto in una bolla di sapone ed hanno adottato una semplice rimodulazione delle aliquote e delle detrazioni che non sortisce alcuna redistribuzione del reddito (artt.3 e 4)

Aumento certo dell’addizionale irpef regionale per effetto dello sforamento del tetto di spesa (come previsto nel patto di stabilità stato/regioni). (art.88 comma 1)

Introduzione del ticket sulle prestazioni del pronto soccorso ( 23 euro per il codice bianco e 41 euro per il codice verde). E’ una misura socialmente iniqua e che rientra nel progressiva privatizzazione della sanità.(art.88 comma 1 lett.k)

Taglio dell’1,4% delle risorse destinate al personale sanitario rispetto all’ammontare complessivo di spesa sostenuto nel 2004 (art.60 comma 1)

L’aumento dello 0,3% dei contributi previdenziali a carico di tutti i lavoratori dipendenti (art.85 comma 2).

Aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati (precari) al 23% che si scaricherà interamente sui lavoratori in quanto non è stata introdotta alcuna norma per stabilire che i compensi dei collaboratori non siano inferiori a quelli previsti per i CCNL. Come afferma anche il quotidiano di Confindustria “il sole 24 ore”, a parità di compenso lordo l’aumento dell’aliquota colpisce il lavoratore e non il datore di lavoro. Tale aumento che dovrebbe garantire una presunta maggior tutela della gravidanza ( a partire solo dal quarto mese senza copertura per gravidanza a rischio) e della malattia domiciliare (solo dopo il quarto giorno sino a un massimo di 20 giorni con indennizzo di 9/18 euro al giorno) risulterà non esigibile vista la ricattabilità di questi lavoratori.(art 85 comma 3).

ulteriori tagli agli enti locali, che si tradurranno in nuove tasse: infatti i comuni potranno aumentare le aliquote irpef comunali dello 0,3 % e applicare un’aliquota secca dello 0,5 per mille sull’imponibile ici per finanziare le opere pubbliche.(art.74 e art.8)

Possibilità per tutte le aziende, comprese quelle soggette a provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro ( ad esempio vertenza Atesia) di convertire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, in contratti di lavoro subordinato versando soltanto la metà della quota di contribuzione per i periodi di vigenza dei contratti summenzionati. (art.178).

Ancora un limite imposto alle amministrazioni pubbliche: le nuove assunzioni andranno fatte spendendo non oltre il 20% di quanto costava l’anno precedente il personale fuoriuscito ed inoltre con un tetto del 40%, calcolato sullo stesso importo, per la stabilizzazione dei precari. Hanno promesso uno sblocco del turnover, ma nella pratica ciò significa un suo sostanziale ridimensionamento. Non c’è nulla contro la legge 30 e per ridurre davvero la precarietà diffusa; anche i precari del pubblico impiego vengono regolarizzati col contagocce (art.57 commi 3 e 5)

Il TFR dei lavoratori viene chiesto in prestito per finanziare opere pubbliche. Le imprese si lamentano perché dicono di perdere la quota tfr dai loro bilanci ma in realtà otterranno in regalo il mancato versamento di contributi sociali quali ass.familiari, maternità, disoccupazione che pagheremo noi con l’istituzione di un apposito fondo. (art.84).

Stanziamento di 4,5 miliardi di euro triennali destinati ad incrementare le spese militari, comprese le missioni all’estero. Ricordiamo che l’Italia già destina due punti percentuali di Pil alle spese militari (circa 25 miliardi di euro).(art.113)

Chiediamo che le confederazioni sindacali si mobilitino e chiedano al Parlamento di modificare in profondità la finanziaria su questi punti.

Il sindacato deve essere sempre indipendente dalle controparti e dai governi.

Rete 28 Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacalewww.rete28aprile.it info@rete28aprile.it

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