Nasce il popolo viola

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di Checchino Antonini

 

Un grande corteo sfila per Roma nel “NoBDay”. Qualche centinaaio di migliaia di persone all’insegna di un antiberlusconismo radicale privo però di contenuti sociali. Resta il problema di come continuare l’opposizione al governo. Intanto ci si prepara all’11 dicembre

Un milione di persone, è stato detto dal palco di Piazza S.Giovanni dove hanno parlato anche Dario Fo e Franca Rame, Ulderico Pesce e Ascanio Celestini, Moni Ovadia e Domenico Gallo, i No Ponte, i lavoratori Eutelia, i precari della scuola e i ragazzi antimafia di Corleone.

Ovviamente sono stati molti di meno, come sempre accade in questi casi, ma si è trattato comunque di un corteo che è sfilato per tre ore, continuo e fittissimo. Non si sa quanto durerà ma lo si può chiamare “popolo viola”. Rosso e viola, dove il primo è la relativa novità di una contestazione cresciuta prima sul web, nei social network e poi nella piazza. Età media più bassa del solito e con un po’ di diffidenza per le forme organizzate preesistenti. Ossia il rosso. C’era Rifondazione che, poco prima del corteo, aveva varato con il Pdci la Federazione della sinistra in un Brancaccio molto pieno. Presenza notevole dell’Idv, delle “agende rosse”, qualche grillino e, via via degli altri soggetti della sinistra radicale: verdi in tuta antinucleare,un po’ di SeL, Sinistra Critica con il suo striscione sulle nostre vite che “valgono più dei loro profitti” a parlare della crisi, fino alla macchia bianca della delegazione ufficiale del Pd, spedita in extremis dopo le polemiche degli ultimi giorni.

E’ il giornale di Padellaro e Travaglio l’organo cartaceo di questa piazza in gran parte caratterizzata da parole d’ordine scarne. “Basta” e “Vergogna” le parole ricorrenti nei cartelli e negli striscioni quasi tutti dedicati al “Nano” e ai suoi problemi con la mafia e con la magistratura. Bisognerà aspettare gli spezzoni organizzati dei partiti di sinistra per trovare un accenno alla battaglia contro la precarizzazione. E i camion dei centri sociali per trovare “pezzi” di questione sociale. Tra gli spezzoni tematici è stato grosso quello No Ponte, più piccoli i richiami alle battaglie di Chiaiano e contro la Tav. Anche gli organizzatori puntano sulla questione morale più che su altri livelli di conflitto. Vengono in mente i girotondi del 2003: «Siamo un’altra cosa rispetto ai girotondi. Lì decidevano in venti per tutti. Poi quando Moretti ha tirato i remi in barca sono morti. Qui c’è un’intelligenza collettiva, un collegamento tra nodi sul modello della rete: se si sconnette un nodo gli altri restano collegati». Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori, blogger noto per 15 anni di Bo.Bi (Boicotta il biscione) annuncia al Megafonoquotidiano che da domani spunteranno ovunque bandiere viola. «Come fece il movimento per la pace». Proprio con quella stagione il paragone più diretto per quanto riguarda la partecipazione. Anche stavolta è molecolare, di vicinato. Grandi striscioni viola segnalavano gli spezzoni cittadini. In mezzo alla gente, l’inedito colpo d’occhio di Gianni Rinaldini, leader della Fiom, che marcia senza essere riconosciuto dal “popolo viola”: «In questa piazza non è prioritaria la questione sociale – ci spiega – è rilevante come sia stata organizzata ma rimane irrisolto il problema della convergenza tra le questioni dell’informazione, della giustizia e quelle della democrazia dei lavoratori. Il problema dell’attacco al contratto viene percepito come un affare interno ai sindacati e, invece, non è ininfluente rispetto alla torsione autoritaria in atto». Prossima stazione, almeno per chi colga il nesso tra Berlusconi e il berlusconismo, lo sciopero di scuola e pubblico impiego dell’11 dicembre.

Fonte: www.ilmegafonoquotidiano.it

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