La giunta di Napoli vuole affossare l’esperienza partecipativa della gestione dell’acqua: fermiamola!

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La giunta di Napoli vuole affossare l’esperienza partecipativa della gestione dell’acqua: fermiamola!

Foto: Comitato acqua pubblica Torino

Con un blitz degno di miglior causa, la giunta del Comune di Napoli ha deciso di modificare lo statuto dell’azienda speciale “Acqua Bene Comune Napoli”, eliminando dalla gestione della stessa tanto la presenza quanto le funzioni delle realtà cittadine ed ecologiste, dei lavoratori dell’azienda e delle istituzioni municipali territoriali.

Si tratta di un’inversione di rotta rispetto a quanto fatto dalla città di Napoli, unica realtà ad aver attuato – con la costituzione dell’azienda speciale “Abc Napoli” – la volontà referendaria espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano nel giugno 2011, quando oltre 27 milioni di persone votarono per il riconoscimento dell’acqua come bene comune, per la sottrazione della stessa alle leggi di mercato e per la sua gestione pubblica e partecipata dalle comunità territoriali.

Dietro questa decisione, è chiaro il disegno di trasformare l’azienda speciale in società per azioni, reinserendo l’acqua dentro i circuiti della mercificazione e della profittabilità, in vista di ripetere anche a Napoli la sciagurata esperienza delle grandi multiutility pubblico-privato che nel centro-nord hanno fatto dell’acqua un business garantito.

Siamo di fronte ad una scelta ideologica dell’attuale sindaco PD Gaetano Manfredi, in quanto l’esperienza dell’azienda speciale “Abc Napoli”, dalla sua nascita nel 2011 ad oggi, ha assicurato la gestione di un servizio pubblico efficiente, finalizzato a garantire un bisogno essenziale alla città, invece di trasformarlo in un bancomat per i grandi interessi finanziari.

Chiediamo al Consiglio Comunale di Napoli, che a breve dovrà pronunciarsi sulla delibera di giunta, di respingere quest’attacco all’acqua pubblica e alla partecipazione democratica.

Chiediamo alla cittadinanza di mobilitarsi e di far sentire con forza la propria voce in difesa dell’acqua come bene comune e della sua gestione pubblica e partecipativa.

Fuori l’acqua dal mercato! Fuori il mercato dall’acqua!

Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

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