Genova 10 anni dopo: c’era una volta Attac e c’è ancora!

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Editoriale Granello di sabbia n. 223

Per Attac Italia il ritorno a Genova ha un significato particolare, perché fu proprio a Genova che Attac nacque dentro quel grande, plurale e variegato movimento che venne chiamato con qualche semplificazione “no global”.
Dopo un inverno di iniziative territoriali e una grande assemblea a Bologna nel giugno 2001, Attac Italia partecipò al Genoa Social Forum e alle giornate di contestazione del vertice G8.
Attac Italia, parte della rete internazionale di Attac, portò il proprio contributo di analisi e mobilitazione a quel movimento, incentrandolo soprattutto sulla critica alla finanziarizzazione dell’economia e proponendo sin da subito una legge d’iniziativa popolare per l’approvazione della Tobin Tax, ovvero di una tassa sulle transazioni valutarie, un “granello di sabbia” negli ingranaggi dell’economia liberista per riaffermare il primato dell’interesse collettivo sugli appetiti dei grandi capitali, per contrastare le speculazioni finanziarie e per produrre un gettito ad uso sociale e collettivo. Raccogliemmo 178.000 firme, producendo un importante lavoro di autoeducazione popolare e di alfabetizzazione di massa su temi apparentemente ostici per le persone.

Genova fu l’emergere di un movimento di massa che seppe, per la prima volta dopo decenni di pensiero unico del mercato, gridare con forza che “un altro mondo è possibile” e soprattutto che il mondo preparato dalle grandi multinazionali e dalle lobbies finanziarie non avrebbe garantito alcun futuro alla grandissima maggioranza delle popolazioni.Forse fu proprio per questo che a quel movimento rispose la repressione più brutale, con giorni di sospensione totale dei diritti democratici, violenze nelle strade e nelle piazze, l’uccisone di un ragazzo, massacri e torture.
Un movimento appena nato e subito costretto a perdere la propria innocenza, a fare i conti con uno scenario che di lì a pochi mesi, con l’attentato alle Torri Gemelle, avrebbe visto il modello capitalistico rispondere con la guerra globale permanente e il disciplinamento di massa ad ogni conflitto aperto nel pianeta.
In quella prima fase, il movimento dei movimenti riuscì a produrre grandi mobilitazioni di massa per opporsi, ma scontò subito la difficoltà a passare dall’adesione a tematiche ideali legate alla contestazione globale verso invece un più puntuale radicamento territoriale,e che sapesse tradurre nella vita quotidiana delle persone la lotta contro l’economia liberista. E quando nel 2003 partì la guerra all’ Iraq, iniziò anche la crisi di quella fase del movimento.

Abbandonate progressivamente le mobilitazioni oceaniche, migliaia di attivisti, formatisi dentro i Forum sociali mondiali, europei e regionali iniziarono a concentrare il proprio impegno su dimensioni più territoriali e tematiche.
Un tentativo importante di riuscire a costruire una campagna di dimensione europea, a cui Attac Italia diede un contributo fondamentale, fu la campagna contro la direttiva Bolkestein, ovvero il più ampio e completo tentativo di deregolamentazione dei diritti del lavoro e di privatizzazione dei servizi pubblici locali tentato fino ad allora.Ma nonostante un bienno di mobilitazione (2004-2005), una grande manifestazione nazionale, una campagna reticolare e alcuni risultati raggiunti (la direttiva fu sensibilmente modificata), la dimensione europea continuò ad essere difficilmente praticabile con la costanza necessaria dai movimenti sociali.

Fu invece la dimensione territoriale e tematica ad aprire la nuova fase dei movimenti, con l’apertura di miriadi di conflittualità sui temi ambientali : dalle lotte contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, alle battaglie contro le grandi opere, le centrali energivore e inquinanti, gli inceneritori, il nostro paese si dimostra tutt’altro che pacificato. In questa fase, il radicamento territoriale e il coinvolgimento diretto delle persone diventa non solo necessario, bensì il vero motore delle mobilitazioni. Ma è anche la fase a cui fa da contraltare la grande frammentazione delle lotte che, tra loro, non riescono ad andare molto oltre la solidarietà astratta.
Un’importante anomalia è invece rappresentata dall’esperienza del movimento per la ripubblcizzazione dell’acqua, l’unico movimento nazionale che per durata, reticolarità e penetrazione sociale è riuscito non solo a costruire una mobilitazione sociale diffusa contro le politiche di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, bensì a costruire una amplissima coalizione sociale dal basso, capace di irrompere nell’agenda politica del paese e di arrivare, con la straordinaria vittoria referendaria del giungo scorso, alla prima sconfitta delle politiche liberiste in questo paese, attraverso un voto democratico e popolare. Ci piace sapere che alla costruzione e al percorso di questo straordinario movimento, Attac Italia ha dato un contributo fondamentale.

Se dunque da una parte Attac Italia può tornare a Genova dieci anni dopo portando con sé alcuni importanti risultati del proprio percorso di analisi e di internità ai movimenti sociali, è altrettanto vero che la nostra associazione vi arriva con importanti fragilità proprie, di capacità di diffusione nei territori, di progettualità politica comune, di contributo alla riporogettazione di un’uscita dalla crisi globale –ampiamente prevista dal movimento dei movimenti- che sappia imprimere alle lotte il giusto passo del superamento del modello capitalistico, totalmente insostenibile per il futuro dell’umanità.

Tornare a Genova dieci anni dopo è importante per la verità e la giustizia su quelle giornate; ma è ancora più importante per intrecciare tra reti e movimenti i reciproci punti di vista sull’attuale fase della crisi e sulle risposte da mettere in campo.
“Disarmiamo i mercati!” fu l’appello con cui Ignacio Ramonet propose nel 1997 la nascita di Attac, in Francia e in tutto il mondo. “Riappropriamoci di ciò che ci appartiene!” è il tema con cui oggi proponiamo la medesima battaglia. Saremo a Genova per parlare di Europa e di superamento del patto di stabilità, di poteri finanziari e di campagna per la FTT, di ripubblicizzazione dell’acqua, di riappropriazione sociale dei beni comuni e di democrazia partecipativa.
Nella consapevolezza che da Genova 2011 può passare il rilancio di Attac Italia e di una mobilitazione comune che ci porti fuori dalla crisi attuale, nella comune consapevolezza che il futuro ci appartiene e che la democrazia ci attende”

Marco Bersani, Andrea Olenadri.

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