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di Roberto Guaglianone – Attac Saronno
Della res publica, cioè della ‘cosa pubblica’, ovvero di tutto ciò che è pubblico nel nostro Paese, a partire dai Comuni.
‘Cosa pubblica’, che è un tema di strettissima attualità in una Saronno in preda a una stanca campagna elettorale (domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025 i cittadini tornano ai seggi per eleggere il nuovo Sindaco), dove però – su questo argomento – sono state fatte affermazioni preoccupanti.
In particolare, il candidato delle destre, Rienzo Azzi, ha aperto la sua campagna elettorale con un’iniziativa dove hanno sfilato i protagonisti della sanità da privatizzare (percorso già in atto, grazie ai loro sodali in Regione Lombardia) a Saronno, a partire dalla Fondazione privata presieduta da Gianfranco Librandi. Rivendicano questo modo di gestire la sanità pubblica.
Ma Azzi non si ferma a questo e rispolvera un ‘vecchio arnese’ dei privatizzatori come la Fondazione di Partecipazione, che Pierluigi Gilli e Gianfranco Librandi ebbero già l’ardire di proporre una ventina di anni fa per l’ospedale cittadino.
Secondo il candidato delle destre anche i servizi sociali e quelli culturali andrebbero gestiti con questo strumento, che risponde alle regole del diritto privato al di là dell’ingannevole denominazione.
Insomma, le destre a Saronno propongono di privatizzare sanità, cultura e servizi sociali, togliendo sempre più ruolo al pubblico e garantendo profitti (possiamo anche immaginare a chi) anche in campi normalmente esclusi dalle logiche di mercato.
Il problema è che purtroppo chi stava dall’altra parte in questi anni non ha difeso per niente né il ‘pubblico’ né il ‘comune’.
Senza ricorrere per l’ennesima volta all’esempio di Augusto Airoldi, che avvalla le scelte regionali di cooperative e medici privati a gettone per ‘salvare l’ospedale’, pensiamo alla formazione degli operatori dei Servizi sociali affidata dall’allora assessora comunale Ilaria Pagani a un noto soggetto locale del no (?) profit. Per non parlare di un’intera Amministrazione – la scorsa – comunale che, ‘epurati’ al suo interno quei soggetti che pretendevano di vedere l’interesse pubblico nell’operazione ex Isotta Fraschini, ha difeso a testa bassa un presunto ‘bene comune’ incredibilmente incarnato da una proprietà privata.
Anche per questo le pericolose proposte di Rienzo Azzi non trovano particolari ostacoli né ideologici né concreti in una città che rischia di perdere definitivamente lo ‘zoccolo duro’ di ciò che è di tutte le cittadine e cittadini. Anche secondo la Costituzione della Repubblica.
A questo proposito ricordiamo che non è il caso di ‘militarizzare’ il 2 giugno, perché, purtroppo, una giornata per celebrare le Forze armate esiste già ed è collocata altrove, a ricordare la vittoria in una guerra lontana. Ammesso che la guerra sia una vittoria per qualcuno, soprattutto tra la povera gente.

