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di Marco Bersani*
*articolo pubblicato su il manifesto del 7 novembre 2026 per la rubrica Nuova Finanza Pubblica
È iniziata in Parlamento la discussione della Legge di Bilancio 2027, già inoltrata come “Documento Programmatico di Bilancio” all’Unione Europea, che, da guardiana dell’austerità, deve certificare il rispetto dei vincoli finanziari e del patto di stabilità.
Vincoli e patto che non valgono per le spese per la Difesa e per la Sicurezza Energetica, per le quali i Governi possono attivare la “clausola di salvaguardia” che consente un aumento di spesa fino all’1,5% del Pil per i prossimi quattro anni.
Già da questa premessa si possono trarre due semplici conclusioni: siamo in democrazia quando un Parlamento nazionale può legiferare solo all’interno di un perimetro prestabilito in sede europea?
Se i vincoli finanziari possono essere superati per le spese sugli armamenti, sono davvero il “moloch” da adorare o sono semplicemente il tranello perfetto per comprimere la spesa sociale?
Non sono problemi che si pone il governo Meloni, che, infatti, rispetta tali limiti fino al parossismo (e in piena continuità con i governi che l’hanno preceduta).
Anche questo governo punta all’avanzo primario (differenza positiva tra le entrate e le spese, al netto del pagamento degli interessi sul debito) per l’intero triennio 2027-2029 (dal +0,9% nel 2027, nonostante lo sforamento del deficit concesso per le spese militari ed energetiche, fino al +2,4% nel 2029), ovvero pianifica di sottrarre diverse decine di miliardi all’economia e alla società pur di rispettare i vincoli che, in un circolo vizioso ormai asfissiante, hanno determinato il declino sociale del Paese.
Basti pensare come, a parte l’anno 2009 (in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008) e il quadriennio 2020-2023 (crisi economica post pandemia), il nostro Paese sia in avanzo primario dal 1990 ad oggi e, nonostante questo, sia ogni anno sempre più indebitato per il costo del pagamento degli interessi (sempre dal 1990 ad oggi abbiamo già pagato oltre 2.300 miliardi di euro!).
Un nodo scorsoio che continua a stringersi, visto che si prevede di pagare altri 103 miliardi nel 2027, altri 112 nel 2028 e ulteriori 117 miliardi nel 2029.
Gli interessi sul debito rappresentano stabilmente la terza voce di uscita dal bilancio dello Stato, dopo pensioni e sanità e prima dell’istruzione.
Chiarito questo quadro generale -che chiunque si candiderà a governare dovrà affrontare di petto, rimettendo in discussione la legittimità del debito e dei vincoli finanziari, altrimenti vi sarà un serio pregiudizio su qualsiasi velleità di cambiamento- la manovra del governo Meloni è presto spiegata: soldi alle armi, tagli alla spesa sociale e rimozione totale della transizione ecologica.
Nonostante i proclami sulla difesa dei redditi delle famiglie, le voci più corpose del bilancio vanno alla Difesa e alle infrastrutture (oltre 18 miliardi nel prossimo triennio), destinate ad aumentare ulteriormente se davvero si vorrà adempiere a quanto deciso in sede Nato, portando la spesa militare al 5% del Pil da qui al 2035.
Poco o nulla è previsto in direzione della transizione ecologica, compreso il mancato annullamento dei sussidi ambientalmente dannosi alle imprese (oltre 22 miliardi) che avrebbero potuto costituire la solida base di una legge di bilancio radicalmente alternativa, mentre i tagli a scuola, sanità e pensioni sono ormai chiari a tutte le parti sociali.
Per fortuna la discussione della Legge di Bilancio si svolgerà dentro un clima sociale profondamente mutato. Il protagonismo giovanile è in campo con mobilitazioni oceaniche che si sono già espresse dentro la giornata di sciopero generale del 30 ottobre scorso e che replicheranno nella giornata di sciopero studentesco europeo e sciopero generale del prossimo 20 novembre.
La destra, spaventata, chiede di prendere le distanze dalla rabbia dei giovani. Una sinistra degna quelle distanze dovrebbe colmarle.

