Intervista a Piero Bernocchi – n.15 ottobre 2014

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di Redazione Attac

Intervista a Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas – Scuola

D. Perché vi opponete frontalmente al Piano Renzi per la scuola? Eppure contiene tra l’altro l’impegno all’assunzione stabile di circa 150 mila precari delle GAE (le graduatorie ad esaurimento) che includono i precari storici, quelli che lavorano da tanti anni nella scuola e che ogni anno vengono assunti e licenziati.

R. Beh, in effetti è stata una gran furbata quella di Renzi e dei suoi consiglieri che gli hanno scritto il testo, visto che Renzi di scuola non sa molto di più di quello che ogni tanto gli avrà potuto raccontare la moglie, insegnante precaria. Il governo in 136 pagine ha riassunto quanto di peggio i governi degli ultimi 20 anni hanno cercato di imporre alla scuola pubblica – peraltro incontrando quasi spesso una forte resistenza – nascondendolo proprio dietro la proposta, indubbiamente eclatante ed accattivante, della stabilizzazione (e non della semplice assunzione, perché appunto essi vengono già da anni assunti, e poi licenziati di continuo, dall’amministrazione pubblica) dei 150 mila precari/e entro il 1 settembre 2015. Essa, se realizzata davvero, sarebbe la compensazione doverosa per tanti anni di discriminazioni e aleatorietà di vita di docenti ed ATA e una risposta positiva alle tante lotte dei precari e dei Cobas.

Ma ci siamo domandati perché Renzi non abbia fatto approvare dal Consiglio dei Ministri sui temi della scuola, annunciato e poi annullato almeno quattro volte, l’immissione dei miliardi annui necessari (non solo per i quattro mesi del 2015, ma almeno pure per il 2016) nella Finanziaria? Perché non avrebbe avuto via libera da Padoan o da Draghi? Dunque, abbiamo scioperato, insieme agli studenti, il 10 ottobre scorso anche per imporre il mantenimento della promessa, con l’introduzione del relativo stanziamento nella cosiddetta Legge di Stabilità: vedremo nei prossimi giorni se oltre al copioso fumo stavolta c’è anche l’arrosto di un provvedimento doveroso ma comunque tardivo.

In ogni caso, guai a dimenticare che sotto il manto della promessa “epocale”, il Piano Renzi prevede l’espulsione di molte decine di migliaia di precari/e che spesso hanno altrettanti anni di lavoro benché non inseriti nelle GAE e che meritano anch’essi l’assunzione e non la beffa di un ulteriore concorso per 40 mila lavoratori/trici e la perdita persino delle supplenze. Nella cosiddetta “seconda fascia” vi sono tanti precari che insegnano da almeno dieci anni e che non sono entrati nelle GAE a causa degli astrusi e strumentali meccanismi burocratici ministeriali di divisione storica e cinica dei precari, messi permanentemente in lotta tra loro. E anche nella “terza fascia”, ove sono collocati i docenti senza abilitazione, abbiamo insegnanti entrati nella scuola da anni, che lo Stato ha utilizzato senza scrupoli, e che l’abilitazione se la sono guadagnata sul campo, con la pratica quotidiana, per anni. Se finora sono andati benissimo per riempire i buchi del sistema, sarebbe inaccettabile che oggi venissero espulsi di botto, perché lo Stato non ha fornito loro l’occasione, nel frattempo, di conseguire un’abilitazione.

D. Ma non c’è niente che salvate nel Piano Renzi?

R. Direi proprio di no. Il piano-Renzi è la “summa” di tante e distruttive proposte per “scuole-aziende” dominate da présidi-padroni, da lotte concorrenziali tra docenti ed Ata per qualche spicciolo in più, da valutazioni-quiz del lavoro docente e delle scuole, da apprendistato nelle imprese invece che istruzione. I présidi, dopo una fantomatica “consultazione collegiale”, assumerebbero direttamente (e licenzierebbero) docenti ed Ata ed interverrebbero anche sulla carriera e sugli stipendi dei dipendenti. Sotto la logora coperta di quel presunto “merito”, che nessun governo ha mai spiegato cosa sia, si intende avviare il Sistema di valutazione nazionale che imporrebbe i criteri Invalsiani della scuola-quiz, con l’introduzione del Registro nazionale del personale per conteggiare le sedicenti “abilità” di ognuno/a, fissandole in un Portfolio con i presunti “crediti” sulla cui base i présidi premierebbero i più fedeli. Gli scatti di anzianità verrebbero sostituiti da scatti per “merito” che solo il 66% dei “migliori” di ogni scuola riceverebbe (perché il 66%? e se fossero tutti “bravi” o tutti “non-bravi”?) sui quali la parola decisiva l’avrebbe il preside, come un Amministratore delegato alla Marchionne.

D. A proposito di fabbriche, c’è effettivamente nel Piano Renzi l’esaltazione del rapporto tra scuola e impresa. Come la vedete questa relazione?

R. Sì, colpisce la reiterazione della filosofia della scuola-azienda che poi, tenuto conto del sempre più ridotto impegno finanziario, assomiglia più ad una misera scuola-bottega. E’ grave e negativo l’obbligo di 200 ore di apprendistato gratuito in azienda per gli studenti delle scuole tecniche e professionali, con perdita di istruzione e riproposizione della divisione classista con i licei; ma lo è anche l’accorato appello agli investimenti privati, “potenziando i rapporti con le imprese”, le quali fanno fatica già a finanziare se stesse, in assenza di sovvenzioni statali e non hanno alcuna intenzione di dare qualcosa per la scuola ma casomai, se possibile, di prendere da questa. Persino grottesca, poi, la richiesta del “microcredito” da parte dei cittadini, cioè un ulteriore aumento dei contributi imposti ai genitori per le spese essenziali delle scuola, visto che lo Stato, come fa scrivere Renzi, “non ce la fa” da solo.

Infine, non va trascurato il fatto che, per incentivare al massimo la concorrenza tra docenti, si vogliano introdurre dei sedicenti “innovatori naturali”, che invece di insegnare si occuperebbero dell’aggiornamento obbligatorio altrui; nonché il “docente mentor”, supervisore della valutazione della scuola e del singolo. Il tutto senza che ci sia un euro in più di finanziamento della scuola, dopo venti anni di tagli indiscriminati, e reiterando il blocco dei contratti a lavoratori e lavoratrici che in questi due decenni hanno perso almeno il 30% dello stipendio.

D: Avete scioperato il 10 ottobre insieme agli studenti ed ora state preparando, insieme ad altre forze del sindacalismo alternativo, a centri sociali e a coordinamenti territoriali e di precari, lo sciopero generale e sociale per il 14 novembre, con tante manifestazioni cittadine. Con quale piattaforma per la scuola arriverete al nuovo sciopero?

R. Innanzitutto, e lo verificheremo nei prossimi giorni, vogliamo che nella Finanziaria ci sia l’impegno definitivo e irrevocabile, insieme alle risorse necessarie, per l’assunzione dei 150 mila precari GAE; nello stesso tempo richiediamo anche un piano concreto e credibile per l’assunzione di tutti i precari che, pur non essendo nelle GAE, lavorano da anni nella scuola ed hanno acquisito analoghi diritti al lavoro stabile. Chiediamo che finisca il blocco dei contratti e che non vengano cancellati gli scatti di anzianità e di carriera. Siamo assolutamente contrari alle assunzioni dirette da parte dei presidi-manager e al potere assoluto che si vuole loro attribuire, nonché ai quiz Invalsi su cui valutare il presunto “merito”, al Registro personale, agli scatti solo al 66% del personale, agli “innovatori naturali” e al docente “mentor”, all’obbligo dell’apprendistato in azienda. Richiediamo massicci investimenti nella scuola pubblica, dopo vent’anni di tagli alle spese per l’istruzione; un aumento immediato di 300 euro netti mensili per docenti ed ATA come parziale recupero per quanto perso in questi anni; l’anno sabbatico di aggiornamento per i docenti, la cancellazione della possibilità di trasferimento ad altra amministrazione per gli “inidonei” e l’immediato pensionamento dei Quota 96.

Tratto dal Granello di Sabbia di Ottobre 2014: “La Buona ScuolAzienda”, scaricabile QUI

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