Il puzzle europeo dei Movimenti sociali

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Manifestazione del 3 ottobre 2024 a Berlino. Fotogramma estratto dal video “Riunione inaugurale il 3 ottobre a Berlino: Özlem Demirel

di Stefano Risso (European Attac Network)

“In Italia, qualcosa nell’aria è cambiato”. Con queste parole Le Monde iniziava, nel numero del weekend del 4 e 5 ottobre 2025, un articolo di sei colonne nella quarta pagina (quella internazionale).

Proseguiva ricordando che le manifestazioni erano state “(…) molto partecipate dai giovani, attirando al di là degli ambienti più politicizzati” e che i sindacati organizzatori contavano sul comportamento corretto dei poliziotti “ (…) perché in fondo, sotto l’uniforme, erano d’accordo con loro”; fino a riportare la frase del musicista/attivista Andrea Cegna per il quale “Il Paese non ha più conosciuto ciò da mezzo secolo”. E concludeva ironizzando sulla puntigliosità dei numeri dati dal ministero degli Interni: “396.400” partecipanti!

Grazie agli ’sfaccendati‘ del lungo weekend, l’Italia è tornata, per un giorno, protagonista di primo piano nel discorso pubblico in Europa.

Per questo, a maggior ragione, c’è necessità di un primo giro d’orizzonte sul piano internazionale; seppur parziale (solo alcuni paesi) e limitato geograficamente (in Europa e non nel mondo), nel tentativo di cogliere alcuni fatti significativi.

L’appello “Nie Wieder Krieg” (Mai più Guerra) ha anticipato in Germania quello di Stop ReArm Europe. È nato a seguito della guerra russo-ucraina e si è dovuto confrontare con le divisioni nelle analisi su tale guerra; divisioni profonde nell’ambito della sinistra e dei Movimenti sociali in Germania. Questo è stato il motivo per cui, ancora dopo l’imponente (sul metro tedesco: l’ordine di grandezza è stato delle decine di migliaia) manifestazione a Berlino del 3 ottobre 2024 (Festa della riunificazione del 1990), era possibile sentir dire da amici tedeschi che “Non esisteva in Germania un significativo movimento pacifista”.

Anche l’impegno per la pace in Palestina rimaneva problematico e frenato dal peso del passato.

Col risultato che ancora nel 2024 il focus era sulla guerra russo-ucraina. Le divisioni permanevano immutate, anche se il rispetto del confronto nella cultura politica tedesca permetteva che sullo stesso palco si esprimessero posizioni molto diverse.

La manifestazione del 3 ottobre del 2025, anch’essa promossa da “Nie Wieder Krieg” (con una gemella in contemporanea a Stoccarda) ha visto invece prorompere la questione di Gaza e, con maggior forza, la lotta contro il riarmo. Quel giorno, l’oratrice di Die Linke incentrò il suo intervento su Gaza e, per maggior chiarezza, indossava una kefiah. Mentre l’oratore della Bündnis Sahra Wagenknecht (Bsw) fu molto esplicito: “La questione della guerra e della pace è sempre, innanzitutto, una questione di classe (Die Frage von Krieg und Frieden ist immer zuerst eine Klassenfrage)”.

Ralf Stegner, autorevole deputato al Bundestag del Spd, fu altrettanto esplicito nello stigmatizzare i profitti dell’industria bellica: “L’economia di guerra è un’economia di morte. Non può divenire la locomotiva della politica industriale!”. Parole impensabili, (chissà, forse per ora?) in bocca a un parlamentare del Pd. Solo un anno prima, il rappresentante del Spd aveva riportato la posizione ufficiale del suo partito e ricevuto qualche mugugno degli astanti e, in conclusione, un applauso di formale cortesia.

Situazione complessa: si intravvede, rispetto alla guerra russo-ucraina, un ravvicinamento delle posizioni nel quadro di una comune opposizione al riarmo, e, rispetto alla questione mediorientale, un lento progressivo superamento del senso di colpa collettivo (non sottovalutiamo il peso della storia), forse un’autentica elaborazione del lutto.

“Mai più significa mai più per TUTTI” Bandiera palestinese e lenzuolo con ritratti di Anna Frank e Hind Rajab Casa nel centro di Amsterdam vicino all’Università – 2025 (foto di Stefano Risso)

La vicina Olanda vide, all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, il più grande e attivo movimento d’Europa per la pace e contro la proliferazione delle armi nucleari. La manifestazione del 21 novembre 1981 resterà nella storia della cultura olandese: l’ultima parte del più noto romanzo di Harry Mulisch(1) De Aanslag (L’attentato) [edito per la prima volta nel 1982 e pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2021, NdR], si svolge durante tale manifestazione e poco dopo un film lo porterà sulle scene vincendo l’Oscar come miglior film straniero nel 1987.

Poi … più di 40 anni di silenzio.

Quest’autunno una piazza di 200.000 o 250.000 persone contro il genocidio e per la difesa della vita degli abitanti di Gaza. Moltissimi giovani. Chissà quanti figli o nipoti dei manifestanti del 1981?

Come mi è stato detto, moltissimi giovani forse sono scesi in piazza per la difesa dei gazawi dalla violenza, oggi, ma anche per la paura di dover fronteggiare loro la violenza domani e dover difendere la propria libertà. Com’è noto anche nei Paesi Bassi la situazione è estremamente allarmante e, a pochi giorni di distanza, una manifestazione di massa xenofoba ha riempito le strade di Den Haag (L’Aia).

UJFP (Union juive française pour la paix ) all’UEMSS (Université d’été des mouvements sociaux et des solidarités 2025) di Bordeaux – Agosto 2025. Foto di Stefano Risso

Anche in Francia la disumanità del comportamento israeliano a Gaza e la crescente consapevolezza di doversi battere contro la militarizzazione dell’economia e della società sta portando a un progressivo superamento delle divisioni interne sia alla sinistra partitica e sindacale sia al mondo altermondialista. Occorre tenere presente che la separazione tra i due mondi non è così netta come in Italia. Questo è uno dei motivi per cui le manifestazioni, diffuse in tutta la Francia, sono state forti ma non hanno, ad oggi, registrato la sorpresa di una ’esplosione‘ della presenza giovanile; sono state in continuità con la tradizionale forza e composizione generazionale dei movimenti sociali in Francia. Si registrano però delle manifestazioni prevalentemente di giovani contro l’economia di guerra, animate anche dal timore di un loro coinvolgimento diretto in future possibili aperte ostilità.

Il comportamento del governo non è certo aperto al dialogo. Il prossimo bilancio dello Stato dovrebbe veder tornare in Francia le spese militari al primo posto fra le spese dello Stato. Un balzo nel passato veramente impressionante. Anche sul piano delle libertà la situazione è allarmante: portare in strada la bandiera palestinese (di uno Stato che il governo della Francia ha formalmente riconosciuto!) può portare a fermi arbitrari e la sua esposizione sul balcone della propria abitazione significa ricevere la visita di un poliziotto che ne chiede la rimozione e, en passant, notifica una contravvenzione.

Su questo fronte, spinosissimo in Francia (non va dimenticato che il Paese ospita forse la più grande comunità ebraica d’Europa), è da segnalare la presenza di una piccola, ma attiva e autorevole, realtà critica: l’Union juive française pour la paix (Ujfp). Sono stati presenti quest’estate all’Uemss(2) di Bordeaux e il loro esponente più noto, anche in Italia, è stato il diplomatico e resistente Stéphane Frédéric Hessel, noto in tutt’Europa, anni or sono per il suo pamphlet Indignatevi! (Add editore, 2011).

Le divisioni sulla guerra russo-ucraina sono invece state profonde come in Germania, rese forse ancora più evidenti dal diverso stile, più assertivo, del linguaggio politico francese.

È programmata una grande manifestazione a Parigi per il 29 novembre 2025 (Attac France è fra i promotori) che potrebbe vedere una maggior partecipazione dei giovani e contribuire, nella comune opposizione al riarmo (e al conseguente progressivo smantellamento dello stato sociale), quanto meno a relativizzare le divisioni sulla valutazione della guerra russo-ucraina.

Spagna, 25 Ottobre 2025. Striscioni per la difesa delle pensioni e per la difesa della Pace. Insieme. (foto di Attac Spagna)

Diversamente dalla Francia, in Spagna il governo ha guardato con simpatia alle manifestazioni per Gaza. Risultato: né repressione né violenza.

Le manifestazioni sono state importanti il 4 ottobre 2025: 70 città e 300.000 partecipanti globali. Il 15 ottobre 2025 uno sciopero generale è stato promosso unitariamente da Confederación Sindical de Comisiones Obreras (CcOo), Unión General de Trabajadores (UGT) e Confederación Nacional del Trabajo (Cnt), i principali sindacati di orientamento rispettivamente comunista, socialista e anarchico.

Le manifestazioni hanno visto la partecipazione di moltissimi giovani, proprio per la specificità di Gaza, e un sostegno molto forte da parte della popolazione. In questo contesto paiono anche superate le divisioni (molto meno gravi ed estese che altrove) sulla valutazione della guerra russo-ucraina.

La prospettiva della reintroduzione della leva è assolutamente fuori da ogni prospettiva politica.

D’altronde il vendere all’opinione pubblica spagnola l’immagine dell’orso russo che si affaccia minaccioso sui Pirenei crea non pochi problemi agli strateghi del marketing.

L’opposizione al riarmo è comunque molto forte e il 25 ottobre 2025 si è tenuta una manifestazione promossa dalle associazioni dei pensionati e sostenuta dai principali sindacati per bloccare la riduzione delle pensioni (e di tutto il welfare) in favore dell’incremento delle spese militari. La partecipazione è stata molto alta: circa mezzo milione di persone sono scese nelle strade di tutta la Spagna, di cui 100.000 nella sola Madrid e poco meno a Barcellona. Il tutto senza incidenti o provocazioni. Cosa importante, per essere una manifestazione in primis a difesa delle pensioni, è stata la presenza di un elevato numero di giovani, forse un terzo dei partecipanti. La soddisfazione degli amici di Attac Spagna è evidente per questo legame che si sta creando tra la lotta per la pace e le lotte sociali.

La discreta simpatia con cui il governo Sánchez ha guardato a tutte queste manifestazioni si potrebbe spiegare anche nel possibile loro tradursi in un elemento di sostegno a una politica di allontanamento dall’oltranzismo atlantico.

In un’altra parte d’Europa la situazione è molto diversa.

In Ungheria nel 2003 ci fu la più grande manifestazione, in un paese dell’ex Patto di Varsavia, contro l’imminente guerra contro l’Iraq da parte degli Usa. A Budapest scesero in piazza 50.000 persone. Attac Ungheria ne era stato il principale organizzatore. L’Ungheria ante 1989 era il Paese più aperto, non solo economicamente, di quel sistema di alleanza.

I due fatti sono probabilmente da porsi in relazione.

Viktor Orban ha una forte base nelle campagne e nelle piccole città. Ha dato prova di una capacità di mobilitazione dei suoi sostenitori di forse due milioni di persone (su meno di dieci milioni di abitanti in tutta l’Ungheria). La città di Budapest gli è invece profondamente ostile.

Orban cavalca la pace come parola d’ordine strumentale, creando così un ostacolo allo sviluppo di un autentico movimento per la pace.

La società ungherese non è però immobile: si assiste, per effetto anche delle delocalizzazioni dalla parte occidentale dell’Ue, a un ringiovanimento della classe operaia che si organizza per le proprie lotte specifiche. Questo a Budapest, negli stessi quartieri operai d’un tempo.

Fenomeni analoghi si stanno verificando in altri paesi della Central Eastern Europe (Cee), da non confondere con la sigla della vecchia Comunità economica europea.

La rete Prague Spring Two riguarda attivisti e movimenti sociali (anche molto diversi tra loro) della Cee arrivando a comprendere contatti fino all’Ucraina, alla Russia, all’Armenia. Rete nella quale gli amici di Attac Ungheria sono presenti e che costituisce un utile osservatorio.

La drammaticità del momento si manifesta sia in forma di gravi pericoli, ma anche come contemporaneità di complessi conflitti sociali.

Occorre comprendere gli elementi comuni e i processi analoghi e forse unificanti; ma anche le specificità e le relative differenti motivazioni delle stesse (storiche, geografiche, di cultura politica, di dinamiche sociali).

Si è autorevolmente detto che viviamo una guerra mondiale a pezzi; ma forse anche … una pace a pezzi, da ricomporre come un mosaico, o come un puzzle da risolvere.

Occorre sviluppare gli strumenti culturali per essere all’altezza di questo compito, con grande lucidità e spirito di dialogo e di apertura, senza cadere negli schematismi o scegliere affrettate scorciatoie politiche.

Il tempo incalza, proprio per questo non serve sacrificare la lucidità alla fretta.

 

(1) Quando i Paesi Bassi, nel 1993, saranno il paese ospite d’onore alla Frankfurter Buchmesse, la più importante fiera del Libro d’Europa, sarà proprio Harry Mulisch a tenere la prolusione introduttiva con un appassionato e lungimirante discorso sulla Guerra nei Balcani; allora solo temporaneamente interrotta.

(2) Université d’été des mouvements sociaux et des solidarités , si svolge con cadenza biennale e, di fatto, sostituisce le Université d’été di Attac France.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 55 di Ottobre – Novembre 2025: “Europa chiusa, piazze aperte

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