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Foto di repertorio, manifestazione del 2002 (di Anna Ferrari)
Verso il referendum del 22-23 marzo
Verso la manifestazione nazionale Together-No Kings del 28 marzo
di Marco Bersani, Attac Italia
Ci sono appuntamenti nella vita politica di un Paese che, per il momento in cui arrivano e per il contesto nel quale si collocano, diventano incroci fondamentali in grado di determinare la direzione dei successivi percorsi.
Stiamo attraversando un’epoca drammatica, nella quale la dimensione della guerra pervade la vita quotidiana e ne pregiudica il futuro.
Invece di prendere atto dell’insostenibilità sotto tutti i punti di vista -ecologico, sociale, economico-finanziario, democratico- del modello capitalistico, i grandi Re della finanza, delle multinazionali, delle elites politiche ci chiedono di arruolarci dentro un presente basato sul dominio del più forte verso il più debole, sulla prevalenza degli interessi finanziari sulla vita delle persone, sulla predazione della natura e dei beni comuni.
Impongono la guerra esterna e praticano la guerra interna, reprimendo proteste e dissenso e trasformando in senso autoritario lo Stato e le istituzioni pubbliche.
E’ dentro questo contesto che si colloca l’appuntamento del referendum del 22 e 23 marzo prossimi. Lungi dall’essere una scelta tecnica per la riforma della Giustizia, questo referendum si colloca dentro un contesto di torsione autoritaria dello Stato e delle istituzioni pubbliche.
Si tratta di un referendum su una riforma che prevede il controllo della Magistratura da parte del governo e che si colloca in una serie di provvedimenti dell’identico taglio, dall’autonomia differenziata al futuro premierato.
Vogliono uno Stato autoritario per imporre un’economia di guerra e la difesa degli interessi dei pochi contro quelli di tutte e di tutti.
Votare No a questo referendum significa interrompere questo processo, immettere un granello di sabbia in grado di inceppare la macchina autoritaria in corsa, affermare che esiste una parte maggioritaria della società che si oppone al nuovo fascismo penetrante.
Se vincesse il NO la marcia trionfale dei nemici della democrazia riceverebbe uno stop senza precedenti. Occorre fare di tutto perché ciò accada.
Ma, dobbiamo dircelo, se il No vincesse il mondo non cambierebbe automaticamente.
E tutte e tutti noi non possiamo accontentarci di rallentare un processo senza provare a imporgli un cambio radicale di direzione.
Veniamo da un anno e mezzo di mobilitazioni sociali importanti, dalle manifestazioni contro il Ddl Sicurezza e l’avvento dello stato di polizia, alle manifestazioni contro il riarmo e la guerra, fino alle oceaniche mobilitazioni dell’autunno scorso contro il genocidio a Gaza. E siamo dentro un Paese ricco di lotte territoriali, di vertenze aperte dentro le comunità locali, di esperienze e pratiche che suggeriscono un’alternativa di società.
Nell’ultimo anno è nato un percorso fondamentale di convergenza fra le stesse, ognuna consapevole della propria importanza e insieme della propria non autosufficienza, tutte convinte della necessità di mettersi insieme non solo con l’obiettivo di contare di più, bensì di trasformarsi reciprocamente.
E’ nato così il movimento No Kings che ha lanciato il doppio appuntamento Together del 27-28 marzo a Roma, con un grande concerto venerdì 27 dal pomeriggio e una grande manifestazione nazionale sabato 28.
Una giornata che sarà nazionale, ma anche globale, perché contemporaneamente scenderanno in piazza tutte le grandi città degli Stati Uniti, a partire da Minneapolis, e un’analoga oceanica mobilitazione di terrà a Londra e in diverse capitali europee.
Se la vittoria del No potrebbe inceppare la torsione autoritaria impressa alle istituzioni, la mobilitazione nazionale del 28 marzo a Roma lancerà la sfida per un mondo nuovo e per un’alternativa di società:contro tutti i Re (Regine comprese) e le loro guerre, per una società che metta al centro la vita e la sua dignità, che sappia di essere interdipendente con la natura, che costruisca sul valore d’uso le sue produzioni, sul mutualismo i suoi scambi, sull’uguaglianza le sue relazioni, sulla partecipazione le sue decisioni.
Un doppio appuntamento per riappropriarci del futuro e per battere il tempo della libertà.

